Cattolici alla riscossa. Tutti in piazza contro i gay. L’Italia riscopre la passione per i temi eticamente sensibili. Ma nel Pd si teme che l’evento possa riaccendere i contrasti

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di Lapo Mazzei

Un milione, forse anche di più. Ma non chiamatela spallata o prova muscolare, termini cari ai sindacati per rubricare gli scioperi generali contro i governi,  perché quella del Family Day sarà una manifestazione di piazza per arrivare al cuore e alla testa di coloro che stanno dall’altra parte del ponte rispetto alla famiglia arcobaleno. Un ponte che alla fine dovrà pur essere attraversato, magari sotto la spinta della forza dei numeri più che del coraggio della politica, dato che maggioranza e opposizione hanno dimostrato di avere in ordine sparso nella piena consapevolezza che il tema delle Unioni civili è materia da maneggiare con cura. Anzi, con estrema cautela.

DISABITUDINE – L’Italia in fondo, non era più abituata a misurarsi con tematiche così stringenti, intimamente connesse alla sensibilità personale, essendo stata anestetizzata dalle parole d’ordine di partito, dagli spot dei leader. Sia l’una che  l’altra piazza, le cento città lo scorso week end il Family Day oggi,  sono l’ennesima dimostrazione,  come spesso è accaduto nella storia della politica italiana, del fatto che comportamenti, percezioni, sensibilità in materia di diritti civili, si sviluppano i modo autonomo, ponendo sul tavolo prospettive più avanzate rispetto a ciò che le leggi prevedono e che la politica ha preferito non vedere.  E questo ponte  immaginario continua a dirci che ancora oggi pesa sulla politica di casa nostra, sin tropo ombelicale,  una cappa ideologica che rende particolarmente rilevante, e porta alla sopravvalutazione, idee e comportamenti oscurantisti o sin troppo avanguardisti.

ALTRI TEMPI – Un po’ come ai tempi delle battaglie sul divorzio e sull’aborto. Ma allora eravamo un Paese ideologizzato, intimamente convinto che il confronto contro destra-sinistra fosse la regola. Oggi siamo solo un Paese abbozzato, dove la melassa sembra essere il tema dominante. Per alcuni aspetti le cento piazze a favore della famiglia arcobaleno e il Family Day di oggi sono la riproposizione di quello schema, troppo in fretta relegato nei libri di storia del secolo scorso. Il ritorno della dialettica conflittuale non può che far bene al Paese. Almeno a quello che ha deciso di uscire dal limbo. Dunque un milione in piazza? Forse anche più, secondo  gli organizzatori del Family Day. E a contestare l’idea della stepchild  adopotin, più che le unioni civili in se, ci saranno politici di tutti gli schieramenti e le varie anime del mondo cattolico da quelle più oltranziste ai dialoganti quelli che, per dirla con Beppe Fioroni del Pd, una legge sulle unioni civili la vogliono, a patto che si tengano fuori le stepchild. Il nodo resta sempre quello. Martedì al Senato si inizierà a fare sul serio con il voto sulle pregiudiziali e quindi i voti di merito sul Ddl Cirinnà. Il Pd rischia di arrivarci senza una sintesi e con una ulteriore lacerazione. E c’è chi prevede che il probabile successo della manifestazione possa galvanizzare gli animi dei “dissidenti” e irrigidire le posizioni. Sebbene la linea di Matteo Renzi sia del tutto diversa. Le voci di palazzo riferiscono  dicono che, parlando con alcuni senatori a palazzo Madama, il premier abbia chiarito che il Family Day non inciderà sull’iter della legge.  Possibile, ma verosimile anche l’esatto contrario. Legittima, ovviamente, la manifestazione ma la linea del presidente del Consiglio resta quella espressa anche all’ultima Direzione Pd: una legge sulle unioni civili non è  più rinviabile e sul punto delle adozioni, in libertà di coscienza, saranno i parlamentari decidere. O forse la piazza, anzi le piazze.