I Cinque Stelle non mollano su contante e carcere ai ladri di Stato. Evasori, Pos e Partite Iva. L’Esecutivo verso la quadra

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Dopo un fine settimana di fuoco per il governo ieri è stato il giorno della ricerca dell’accordo. Pomo della discordia: la manovra “salvo intese”. E accordo, in linea di massima, è stato. Prima si sono resi necessari un faccia a faccia tra il premier e Luigi Di Maio, poi una serie di incontri bilaterali, cui ha partecipato anche il numero uno del Mef Roberto Gualtieri, con i capi delegazione dei partiti (M5S, Pd, Iv, LeU), infine il vertice di maggioranza, chiesto a gran voce da grillini e renziani. Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri pronti a difendere l’impianto della manovra: i fondamentali non cambiano. Una presa di posizione che ha una ragione in più: il testo è stato già trasmesso a Bruxelles.

E in queste ore è arrivata dalla Commissione Ue una lettera con cui non si boccia la manovra ma si richiedono approfondimenti su alcune voci (coperture) e sul saldo strutturale che secondo la Nadef peggiora. Conte e Gualtieri dunque difendono l’impalcatura ma aprono alle modifiche sui dettagli. Che poi, quelli su cui hanno acceso i fari il M5S e Iv, dettagli non sono, considerando che in ballo ci sono misure che valgono due miliardi per il 2020, fra tasse ambientali, stretta sul forfait delle partite Iva, misure antievasione negli appalti e ritocchi fiscali sulla casa. L’intesa sarebbe stata trovata sulle modifiche alle multe per chi rifiuti l’uso del Pos, insieme a un abbassamento delle commissioni, e sull’inasprimento del carcere agli evasori oltre i 100mila euro.

Mentre sulla stretta alle partite Iva sarebbero ancora molti i dubbi. La manovra al momento prevede l’abolizione della flat tax al 20% per i professionisti che dichiarano da 65 a 100 mila euro. E per le partite Iva che dichiarano fino a 65mila euro e che rientrano nel regime della flat tax al 15% fissa alcuni paletti anti abusi, come i limiti alle spese per il personale e i beni strumentali a 20mila euro e il regime analitico per la determinazione del reddito e della fattura elettronica. M5S e Iv chiedono che questi paletti “punitivi” vengano rivisti. L’ipotesi di mediazione sarebbe farli saltare per quanti dichiarano fino a 30mila euro e dopo introdurre un doppio regime facoltativo, forfettario o analitico, premiando ad esempio sul fronte dei controlli chi sceglie il secondo.

La manovra prevede una sanzione di 30 euro più il 4% del valore della transazione per quanti non consentano di pagare con le carte. L’idea è ammorbidire la sanzione e abbattere i costi su Pos e pagamenti con moneta elettronica. I pentastellati chiedono che chi evade più di 100mila euro all’anno debba essere punito seriamente col carcere e la confisca per sproporzione. Ma sia Pd, che Iv e LeU frenano sulla richiesta di introdurre queste misure – su cui si è peraltro impegnato il premier – nel decreto fiscale. Insistono i renziani sulla cancellazione di Quota 100 e delle microtasse, dalla sugar tax ai ritocchi fiscali sulla casa (aumento delle imposte catastali e ipotecarie, innalzamento al 12,5% della cedolare secca sugli affitti calmierati).

Il Pd, invece, chiede di ripristinare il fondo Imu-Tasi per i Comuni e di abolire le comunicazioni trimestrali Iva per semplificare la vita a imprese e autonomi. “Quando si discute una manovra c’è sempre una discussione tra le forze politiche. L’importante è che avvenga con buon senso, senza risse”, dice il ministro Pd Dario Franceschini. La partita ora si sposta in Parlamento dove le modifiche prenderanno corpo.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La stampa e la sindaca deficiente

Le confidenze di Urbano Cairo ad alcuni tifosi del suo Torino hanno svelato cosa pensa questo editore (Corriere della Sera, La7 e altro ancora) della sindaca M5S Chiara Appendino, definita con fallo da Var, espulsione e retrocessione “deficiente”. Ma non c’è bisogno di videocamere nascoste o

Continua »
TV E MEDIA