I democratici si spaccano pure sull’ineleggibilità del Cavaliere

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di Lapo Mazzei

Ma c’è davvero vita dentro al Pd? Oppure è solo una allucinazione di fine agosto? Prima Massimo D’Alema che impugna l’aratro per tracciare il solco entro il quale dovrebbe muoversi il Pd per affrancarsi dal premier Enrico Letta e lanciare definitivamente Matteo Renzi. Il quale, istruito furbescamente dal leader maximo, tace e osserva. Il sindaco di Firenze tornerà sulla scena venerdì sera, quando il quadro complessivo sarà un po’ più chiaro, soprattutto per quanto riguarda l’Imu. Altro che silenzio stampa tattico, quello di Matteo è dettato solo dalla necessità, dalla contingenza degli eventi, non avendo una vera strategia politica, se non quella di piacere alla gente che piace. Se il presidente del Consiglio riuscirà a superare lo scoglio Imu, non dovrà fare come Schettino, visto che la nave governativa potrà continuare a navigare e Renzi dovrà cambiare orizzonte temporale. Il che significa restare a Firenze prima di tutto e, magari, insistere con la segreteria del partito, un traguardo ambito ma che tutti gli vogliono negare. E con lui, almeno per quella quota parte che riguarda Palazzo Chigi, anche Massimo D’Alema dovrà correggere la linea del solco tracciato. E poi c’è Luciano Violante ad agitare le tende di Largo del Nazzareno, sede del Pd, dove correnti d’aria e spifferi stanno facendo ammalare un po’ tutti. L’ex magistrato, con una tempistica che dire sospetta e dir poco, ha provocato una sorta di tornado all’interno del partito, travolgendo tutto e tutti, essendo Silvio Berlusconi l’occhio del ciclone. “Mi sembra una riflessione, aperture non ne vedo”, dice Luigi Zanda, presidente dei senatori del Pd, gelando il Pdl, che sull’ipotesi da Violante ha iniziato a ragionare. Secondo l’ex deputato esiste la possibilità per la Giunta delle elezioni del Senato di sollevare l’eccezione di costituzionalità sulla legge Severino, di fronte alla Consulta, nel procedimento sull’incandidabilità di Silvio Berlusconi. Parole che in casa Pdl erano state recepite come un’apertura alle ragioni del Cavaliere. Sulle quali, però, il presidente dei senatori democratici ha posto un serio veto. Tanto che gli fa eco Davide Zoggia. “Tutte le opinioni sono autorevoli, ma in questo caso siamo una forza politica”, chiarisce il responsabile organizzazione dei democratici, “ed è evidente che le parole pronunciate dal nostro segretario sono parole a cui dobbiamo non solo attenerci, ma riconoscerle come nostre”. Un richiamo all’orientamento di Epifani, che ha più volte ribadito che le sentenze vanno rispettate.
Tanto che il segretario interviene preferisce intervenire direttamente sulle voci di campagna acquisti per sostenere il governo. “Non stiamo valutando nessuna nuova maggioranza”, taglia corto Epifani. “Il governo non rischia se fa le cose fatte bene per il Paese e se tutti usano la testa. Stiamo cercando di fare le cose che il paese chiede”, ha aggiunto, riferendosi alla questione Imu su cui i democratici non accetteranno ultimatum. La chiusura dei democratici ha provocato la reazione del vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri. “Zanda nel ruolo di guardia rossa della rivoluzione si erge a interprete autentico del pensiero di Violante”, dice l’esponente del Pdl, “che non credo avverta il bisogno di cotanto decodificatore. La verità è che i veri fautori dello scontro totale sono alcuni gruppi editoriali che danno ordini a larghi settori del Pd che, privi di autonomia intellettuale, eseguono puntuali gli ordini”. Dato il quadro che si va delineando anche il Vaticano, attraverso uno dei suoi tanti canali, ha deciso di far sentire la propria voce. “Una campagna elettorale vissuta come un’ordalia su Berlusconi sarebbe insopportabile per il Paese e ci metterebbe in un angolo nell’Europa democratica”, sostiene in una nota la Sir, l’agenzia di stampa promossa dalla Cei. “Il solo pensiero di poter vedere il proprio singolo voto libero piegato in un senso o nell’altro, colpevole-innocente, fa rabbrividire. Anzi, ci inorridisce e ci indigna”, scrive il direttore Domenico Delle Foglie. Se quello di Violante sarà un venticello estivo di fine agosto, oppure il ciclone che rischia di segnare la ripresa dell’attività politica è presto per dirlo. Di sicuro è un tema sul quale conviene riflettere. “Violante, responsabile per le riforme istituzionali nel Pd, ha formulato, con parole meditate e riflessive, ipotesi e suggerimenti sulla vicenda Berlusconi che soltanto la Giunta delle elezioni e l’Aula del Senato possono trasformare in percorsi operativi e atti ufficiali”, afferma Osvaldo Napoli, esponente del Pdl, “sorprende non poco leggere dichiarazioni e commenti stonati e in qualche caso inappropriati da parte di suoi compagni di partito. A conferma di una qual certa confusione si è impadronita dei vertici del Pd, troppo presto partiti da una posizione rigida e pregiudiziale”. “Mi permetto di esortare il segretario Epifani a favorire un confronto politico libero e aperto”. In fondo il 9 settembre è vicino, sul piano cronologico, ma su quello politico.