I disastri climatici presentano il conto: in vent’anni cresciuti dell’800%

I disastri climatici sono cresciuti dell'800% negli ultimi vent'anni. E a pagare il conto più salato sono i paesi più poveri

Quanto costano i disastri climatici, le catastrofi che accadono nel mondo a causa dello squilibrio del clima? Molto, moltissimo. Negli ultimi 20 anni sono aumentati di più dell’800%. Solo circa la metà della spesa totale è stata sostenuta dai paesi ricchi.

I disastri climatici presentano il conto: in vent’anni cresciuti dell’800%

I disastri climatici negli ultimi 20 anni sono aumentati di più dell’800%

Il 2021 è stato il terzo anno più costoso mai registrato per danni dovuti a eventi meteorologici estremi come siccità, inondazioni e incendi boschivi: si stimano almeno 329 miliardi di dollari di spesa. Solo che i paesi più ricchi e industrializzati (quelli con più responsabilità nel cambiamento climatico) hanno contribuito per solo circa la metà della spesa totale.

I paesi poveri infatti hanno fatto appello per 53/75 miliardi di dollari in aiuti umanitari ma hanno ricevuto solo 35-42 miliardi. Il deficit (che Oxfam in un suo rapporto definisce “dolorosamente inadeguato”) è la fotografia dell’egoismo che aumenta le disuguaglianze.

Danny Sriskandarajah, amministratore delegato di Oxfam GB, in occasione dei colloqui a Bonn sul tema dei danni ambientali, accusa: “I paesi ricchi non solo non riescono a fornire aiuti umanitari sufficienti quando i disastri legati alle condizioni meteorologiche colpiscono ma non riescono nemmeno a mantenere la loro promessa di fornire 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i paesi in via di sviluppo ad adattarsi al cambiamento climatico e bloccando le richieste di finanziamento per aiutarli a riprendersi da impatti come la terra che è diventata incoltivabile e le infrastrutture danneggiate”. I paesi ricchi, spiega Sriskandarajah, “devono assumersi la piena responsabilità del danno che le loro emissioni stanno causando e fornire nuovi finanziamenti per le perdite e i danni causati dai cambiamenti climatici nei paesi più poveri”.

Il capo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Patricia Espinosa, ha dichiarato lunedì che era giunto il momento di affrontare la questione delle perdite e dei danni “in modo aperto, costruttivo e rispettoso”.

La percentuale di denaro ufficiale di assistenza allo sviluppo (APS) utilizzata per la spesa per il clima è cambiata a malapena nell’ultimo decennio, anche se le somme richieste dai paesi colpiti dalla catastrofe stavano salendo alle stelle. Nel 2017, il clima estremo è stato citato come un fattore “importante” nella maggior parte degli appelli umanitari delle Nazioni Unite per la prima volta, afferma il rapporto Oxfam. Entro il 2021, è diventato un fattore considerato “importante” o nel 78% di tutti questi appelli, rispetto al 35,7% del 2000.

L’Onu prevede un ulteriore aumento del 40% dei disastri climatici entro il 2030, ma il costo umano e finanziario derivante dalle condizioni meteorologiche estreme sta già aumentando. Più di mezzo milione di persone hanno abbandonato le loro case nella peggiore siccità della Somalia degli ultimi 40 anni, ha detto Save the Children lunedì.

Un quarto di milione di persone è morto durante l’ultima carestia del paese nel 2011, metà delle quali bambini sotto i cinque anni. Gravi siccità legate al clima continuano a diffondersi anche in Etiopia, Kenya e Somalia, mentre il Sud Sudan subisce un quinto anno di inondazioni estreme. Siamo alle solite: i ricchi sfruttano la terra ma finché i danni sono a casa egli altri si godono lo spettacolo senza nemmeno voler pagare i danni.

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