I giudici di pace i veri schiavi in Tribunale. Costretti a fare udienza anche se malati

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Abbandonati a se stessi, i giudici di pace sono costretti a fare udienza anche se malati o a pochi giorni di distanza dal parto. Dopo sei mesi di assenza, tali magistrati vengono fatti decadere. Capita così che, per non perdere il lavoro, giudici provati dalla chemioterapia devono comunque andare in aula e donne in stato interessante, alle prese con una gravidanza difficile, devono dire addio al riposo. Casi che non sono l’eccezione, ma frequenti. Ad assicurarcelo l’avvocato Alberto Longo, segretario generale dell’Unione nazionale giudici di pace. “Tutto quel che viviamo – dichiara il segretario dell’Unagipa – è umiliante. Conosco diverse situazioni di colleghe che hanno avuto problemi durante la gravidanza e hanno perso il lavoro, o di altri, anche giovani, colpiti dal cancro e privati del loro posto perché si sono dovuti assentare per più di sei mesi. Ho visto giudici entrare in aula due giorni prima di recarsi in sala parto”. Problemi che si uniscono a quelli del precariato. “Questa situazione – prosegue ROssi – è inaccettabile. Chiediamo soltanto un mandato quadriennale e, al termine dello stesso, la valutazione da parte del Csm. Vorremmo che, valutata la nostra professionalità e imparzialità, cjhi è ritenuto idoneo venga tenuto al lavoro e gli altri no. Senza alcun favoritismo. Proseguire così – conclude il segretario – senza alcuna forma di tutela e veramente difficile.

Le promesse tradite della Cancellieri
L’ultima doccia fredda, in ordine di tempo, i giudici di pace l’hanno ricevuta dal guardasigilli Annamaria Cancellieri. Il riordino della magistratura onoraria è ancora in alto mare. Un provvedimento che, oltre ai giudici di pace, titolari di uffici, riguarda anche pubblici ministeri e giudici onorari, che sostituiscono nelle udienze i colleghi di carriera e consentono ai tribunali di tenere aperti i battenti. Nell’attesa il ministro della giustizia si era impegnata, nel corso di un incontro, a concedere ai giudici di pace la proroga per un quadriennio. Chi vive stando sempre sulla corda aveva tirato un sospiro di sollievo, ma vista la bozza della legge di stabilità la delusione è subito arrivata. La proroga prevista al momento è di solo un anno. Le promesse sono rimaste parole e nulla più. Dodici mesi di tempo e poi chissà.

E il senatore Caliendo vuole tagliare pure 3 mila posti
Tanti e insoluti i problemi nell’immediato per i giudici di pace, ma in futuro potrebbe andare anche peggio. Le organizzazioni di categoria bocciano infatti senza appello il disegno di legge, all’esame del Senato, presentato dal senatore Giacomo Caliendo, già sottosegretario alla giustizia, relativo al riordino della magistratura onoraria. Il parlamentare punta su uno statuto unico per i magistrati onorari, la rideterminazione del ruolo e delle funzioni di tali giudici e la riorganizzazione degli uffici della magistratura onoraria. All’atto pratico, il senatore Caliendo ipotizza che, spendendo la stessa cifra, lo Stato potrà avere meno magistrati onorari e risultati migliori di quelli attuali, mandando a casa tremila toghe e passando dagli attuali ottomila a 5200 magistrati non di carriera distribuiti negli uffici italiani. “Si tratta di un progetto a suo tempo bocciato ben cinque volte dal Consiglio dei Ministri – sostiene l’Unagipa – perché palesemente incostituzionale e inadeguato, nonché fortemente avversato dalla intera categoria dei giudici di pace”.