I marò non sono né pirati né terroristi

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Angelo Perfetti

Forse, se avessimo puntato i piedi prima, non saremmo arrivati a questo punto. Va ricordato sempre, per determinare inefficienze e responsabilità che non saranno cancellate nemmeno quando i marò torneranno a casa. Ma è un fatto che la pressione degli ultimi tempi del governo italiano – a sua volta premuto dai gruppi parlamentari e dall’opinione pubblica – finalmente ha prodotto risultati. Il primo è costringere l’Europa a prendere posizione, se pur blanda. Il secondo costringere l’India a rivedere le proprie posizioni che, in assenza di prese di posizione forti, erano rimaste immobili per due anni.

Invece – come racconta oggi il quotidiano The Indian Express – di fronte alle crescenti pressioni contrarie all’applicazione della legge per la repressione della pirateria (Sua Act) alla vicenda dei fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, il governo indiano ha chiesto al ministero della Giustizia “di rivedere la sua opinione che in questo caso tale legge potrebbe essere applicata”. In un articolo in prima pagina il giornale sostiene che al citato ministero “e’ stato fatto presente che la legge in questione e’ stata concepita per contrastare il terrorismo e la pirateria e che questo non e’ il caso della vicenda in cui sono morti i due pescatori” al largo del Kerala il 15 febbraio 2012. Fonti del ministero della Giustizia hanno indicato che sara’ chiesto alla Procura generale di rivedere la sua opinione alla luce di questo punto. “L’opinione della Procura – ha precisato la fonte – sara’ verificata questa volta dal ministro della Giustizia (Kapil Sibal), e non come l’ultima volta in cui l’ok fu dato da un direttore generale aggiunto ministeriale”. Da parte loro fonti del ministero dell’Interno non hanno ne’ confermato ne’ smentito questa revisione, sostenendo pero’ che “il governo sta ancora valutando la propria strategia futura date le ramificazioni internazionali” di essa esistenti. Se il ministero della Giustizia modificherà la sua posizione, conclude il quotidiano, “il ministero degli Interni potrà cancellare la sanzione e processare i due con il Codice penale indiano, anche se esso non e’ uno strumento con cui può agire la (polizia investigativa) Nia”. Manca poco: il 3 febbraio la decisione definitiva.