I militari sono stufi dell’operazione Strade Sicure. Presidiano le città da undici anni per combattere mafia e terrorismo. Ma per il Cocer l’Esercito non può essere trattato alla stregua dei vigilantes

dalla Redazione
Politica

Doveva essere una misura limitata e straordinaria ma, come spesso accade nel nostro Paese, è stata prorogata anno dopo anno. Questo quanto accaduto per l’operazione Strade Sicure che, dopo undici anni, è ancora in corso pur mostrando enormi “criticità che non possono più essere sottaciute e che necessitano una soluzione urgente e radicale”. Lo ha affermato Francesco Maria Ceravolo (Cocer Esercito), ascoltato in audizione in Commissione Difesa, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle condizioni del personale militare impiegato nell’operazione Strade Sicure.

In relazione al recente decreto legge che stanzia risorse per un aumento degli straordinari dei militari impiegati, per Secondo Ceravolo “si tratterebbe di sole sei ore pro-capite pari a 50 euro mensili e non risolverebbero affatto il problema” perché è necessario che il dispositivo Strade sicure “venga adeguato alle capacità delle unità militari, non svilendole con impieghi tipo vigilantes” e che vengano recuperate maggiori “risorse per compensare i sacrifici” dei soldati.

Dati alla mano, per tutta l’operazione Strade sicure vengono effettuate circa 4,3 milioni di ore di straordinari all’anno. Di queste, solo un terzo del totale vengono effettivamente retribuite mentre le restanti 3 milioni di ore “dovrebbero essere recuperate dal personale attraverso le ferie” spiega Ceravolo, “ma nella maggioranza dei casi ciò non è possibile”.