I nemici delle elezioni anticipate. Il partito dei tengo famiglia non vuole mollare il seggio in Parlamento per non perdere lo stipendio

di Stefano Iannaccone
Politica

Ex grillini, ex montiani, ex leghisti. Ma anche onorevoli di grandi partiti come Pd e Forza Italia vivono tra color che son sospesi. Senza dimenticare il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. La condizione del partito dei cosiddetti peones, i parlamentari meno noti che rischiano fortemente di non essere rieletti, è precipitata dopo il referendum: si profila la perdita di indennità e benefici. Un “partito” decisamente trasversale, che si fa largo tra i gruppi parlamentari minori ma trova anche la sponda di Onorevoli di Pd, Lega e Forza Italia: in particolare molti tra gli azzurri temono di non farcela a rientrare in Parlamento. In questi casi i meno intenzionati a tornare alle urne sono i rappresentanti dei piccoli gruppi. E solo alla Camera se ne contano a frotte.

Chi rischia – Uno dei casi paradigmatici è incarnato da Civici e Innovatori, nato da una scissione della creatura montiana Scelta civica e attualmente sostenitore della maggioranza a Montecitorio. Per quasi tutti i 17 componenti le possibilità di rielezione sono prossime allo zero, a meno di avvicinamento a qualche altro partito. “Non siamo attaccati alla carriera politica, molti di noi hanno accettato questo mandato con un’idea precisa”, spiega a La Notizia il capogruppo di Civici e Innovatori, Giovanni Monchiero. Che comunque invita a non andare subito al voto: “Non si può votare con questa legge elettorale: bisogna dimostrare senso delle Istituzioni. È un’occasione per fare una legge elettorale che rispetti il principio di rappresentanza”. Un altro esempio è il gruppo Grandi autonomie e libertà (Gal) del Senato, che raccoglie senatori di varia estrazione: ognuno andrà in ordine sparso, anche sul prosieguo della legislatura. E gli altri? Nessuno, in pubblico, chiede di portare la legislatura alla scadenza naturale (2018). Ma l’obiettivo è quello di allungare i tempi, scongiurando il precipitare degli eventi. La necessità di riscrivere la legge elettorale è una chiave importante. Solo nel gruppo Misto, tra 52 alla Camera e 28 Senato, sono 80 i parlamentari che non hanno un forte partito di riferimento. Certo, hanno le loro componenti, come i fedelissimi di Flavio Tosi del movimento Fare o gli uomini di Raffaele Fitto confluiti in Conservatori e riformisti, la cui riconferma nelle Aule è da conquistare. Così come i socialisti e la pattuglia di indipendenti iscritti al Misto.

Controcorrente – Esiste poi anche una corrente, minoritaria, nel partito dei possibili non rieletti: sono quelli che non vedono l’ora che termini la legislatura. Il capofila è senza dubbio il senatore ex 5 Stelle, Giuseppe Vacciano: ha presentato tre volte le dimissioni dal suo incarico, ma l’Aula ha puntualmente respinto la richiesta. Stessa posizione è stata espressa dai deputati di Alternativa libera, movimento nato dai fuoriusciti dal M5S: “La politica è solo una parentesi e non sarà la propria professione, c’è in ballo qualcosa di molto più arduo e nobile”, ha sottolineato il deputato Samuele Segoni. E i 5 Stelle? Molti di loro hanno ancora poco da temere: hanno svolto un solo mandato sui due previsti per “non statuto” da Grillo.