I padroni dell’Ilva al di sopra della legge, il Governo Renzi non cambia idea: lo scudo contro chi commetterà reati arriva fino al 2018

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Immunità per chi commetterà eventuali reati all’Ilva di Taranto. Almeno fino al 2018, quando dovrà iniziare la gestione ordinaria. E l’esenzione potrebbe addirittura danneggiare anche la sicurezza e la salute dei lavoratori. Basta portare avanti, seguendo alla lettera, il piano ambientale per ottenere lo scudo giuridico. I timori delle opposizioni sono molto forti sul decreto Ilva.  Per questo la maggioranza si è difesa: “L’esenzione non vale e non c’entra nulla con il rispetto delle norme sulla sicurezza sul posto di lavoro. Perché questo è già previsto dalle prescrizioni presenti nel Piano ambientale”, ha sostenuto il relatore del testo Alessandro Bratti, deputato del Pd.

Niente modifica
Resta, comunque, il fatto che dopo polemiche con il governatore della Puglia, Michele Emiliano, il Governo ha tirato dritto per la sua strada. E anche la maggioranza – compresa la sinistra del Partito democratico – non ha battuto ciglio in Parlamento durante l’esame del decreto. Alla Camera è stato infatti respinto un emendamento che puntava a tenere “ferma la responsabilità penale in materia di sicurezza e salute dei lavoratori”. Alessandro Bratti ha spiegato a La Notizia il motivo per cui è stato bocciato l’emendamento che avrebbe garantito ulteriormente i lavoratori: “Abbiamo valutato l’ipotesi di votarlo. Ma avremmo dato enfasi a un tema in particolare. Sia chiaro che riteniamo la questione sicurezza molto importante. Per questo è normata dal Piano”. Tuttavia, Andrea Maestri di Possibile ha parlato di “pagina parlamentare da dimenticare”, puntando l’indice contro il provvedimento: “È l’ultima oscenità politica, giuridica e culturale del Pd in materia lavoro. Introduce un’area di totale esenzione penale per i soggetti, aggiudicatario, affittuario o acquirente dello stabilimento e loro delegati, che commettono reati nella fase di esecuzione del Piano ambientale”. Pippo Civati, fondatore di Possibile, gli fa eco: “Avevamo presentato un emendamento, ragionevole e doveroso, sostenuto da tutta l’opposizione. Chiedeva di mantenere ferma la responsabilità penale in materia di sicurezza e salute dei lavoratori. È stato bocciato”. Con un’annotazione: anche la minoranza dem ha rigettato la proposta.

Rischio ricorso
Il decreto Ilva è stato predisposto per “il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del Gruppo”. Un tentativo da parte di Matteo Renzi di risolvere la questione dello stabilimento di Taranto. Il tema è stato già terreno di scontro con Michele Emiliano. Tanto che ha annunciato un ricorso alla Corte costituzionale. Ma Bratti ha cercato di tranquillizzare: “Tutta la gestione ordinaria  sarà esclusa dallo scudo. Quando le prescrizioni saranno ultimate – al più tardi entro la fine del 2018 – riprenderà la gestione ordinaria. In quel momento il nuovo acquirente sarà soggetto alla normativa ordinaria e lo scudo verrà a decadere”.