Colonne d’Ercole dell’Ingiustizia. I perseguitati Incalza e Romeo: 20 archiviazioni in due. I processi sui media neanche arrivano in aula

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“Ercole ti è andata bene, sei stato dentro solo 19 giorni, io me ne sono fatti 75”. “Vabbè ma se ci metti i domiciliari arrivo a 90”. Sembra un dialogo fra malavitosi dopo l’ennesima condanna scontata. Paradossalmente invece, potrebbe essere quello fra Ercole Incalza e Alfredo Romeo, due manager di altissimo livello, dopo l’ennesima assoluzione. Il primo, ex dirigente apicale del Ministero delle Infrastrutture, ha appena assistito alla sedicesima archiviazione di indagini a suo carico, che come le precedenti non arrivano neppure in aula perché i capi di imputazione cadono prima. Il secondo, avvocato e imprenditore di successo nel ramo dei servizi integrati alla proprietà immobiliare (nonché maggior contribuente campano con oltre 25 milioni di euro l’anno versati all’Erario), è indagato per il decimo anno consecutivo e finora anche lui ha visto solo archiviazioni. I due top manager sembrano avere un destino comune: più è cresciuto il loro successo più sono stati pedinati dalla legge; più sono assediati più escono indenni dai processi. Anche i capi di imputazione sono simili e vanno dalla corruzione all’associazione a delinquere, dalle tangenti alla turbativa d’asta agli sprechi faraonici. Secondo il processo mediatico sono entrambi a capo di associazioni criminali pericolose che alimentano grazie a una serie di contatti loschi con i poteri forti. Il “sistema Incalza” ha portato alle dimissioni del ministro Maurizio Lupi, il “giro Romeo” vede coinvolto anche il Ministro Luca Lotti. Per completare le coincidenze si sarebbero potuti incontrare in carcere, ma Romeo ha passato 75 giorni a Poggioreale nel 2008 mentre Incalza ne ha trascorsi 19 a Sollicciano nel 2015. Casi in cui emerge in tutta la sua crudeltà la Malagiustizia: non si “scontano” i giorni di reclusione ma si trascorrono, perché da scontare non c’è nulla. Tranne forse, l’accanimento eccessivo di alcuni Pm che quando prendono qualcuno di mira non gli danno più tregua.

Paga pantalone – Ma Incalza e Romeo sono solo due dei perseguitati ingiustamente in Italia, che ogni anno costano ai contribuenti 15 miliardi di euro. La malagiustizia costa l’1% del nostro Pil, che non ricadono nemmeno in minima parte su chi per intuizione o ossessione, spende montagne di denaro pubblico per intercettare i malcapitati. Ma non bastano titoli di giornali o qualche migliaio di euro per risarcire chi subisce processi infondati (in aula e sui giornali) perché la dignità lesa vale molto di più e la reputazione persa non si recupera più. Il giustizialismo è come una malattia che colpisce in modo acuto e passa lentamente. E non esiste il “contrario” della detenzione, perché la persecuzione toglie la libertà anche fuori dalle carceri. “Mi hanno pedinato, seguito, spiato, intercettato e perquisito infinite volte, senza trovare nulla Ercole, non ci dormo la notte”. “Io in carcere ho perso 7 chili in preda all’angoscia perenne di non sapere neppure perché mi ci trovassi”.