I piani di Silvio e Salvini: scatenare Nordio per logorare la Meloni

Forza Italia blinda il ministro della Giustizia Nordio, la Lega lo molla. Ma il bersaglio è lo stesso: Giorgia.

Una cosa è certa: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni maledice il giorno in cui il suo ministro Carlo Nordio ha deciso di agitare le acque del governo tirando fuori la questione delle intercettazioni, aggiungendo un problema di cui non c’era bisogno.

Carlo Nordio e Matteo Salvini

Forza Italia blinda il ministro della Giustizia Nordio, la Lega lo molla. Ma il bersaglio è lo stesso: Giorgia

Anche se Meloni insiste nel fingere che “tutto va bene” le critiche e le polemiche nella sua maggioranza non si placano. Per questo la sua promessa di “incontrare tutti i ministri per definire il cronoprogramma del governo” annunciata da Meloni suona come una messa in riga.

“Il clima in Consiglio dei ministri è ottimo e tutti i ministri lavorano in piena sinergia con Palazzo Chigi. Nello specifico, la presidente Meloni ribadisce la sua piena fiducia nel Guardasigilli, che ha fortemente voluto a Via Arenula e con il quale mantiene contatti quotidiani”, ribadiva qualche giorno fa una nota dal Palazzo Chigi.

Ma come stanno veramente le cose? Di sicuro nel dibattito sulle intercettazione Matteo Salvini ha visto uno spiraglio per logorare la sua rivale interna. Le stoccate non mancano. Salvini invita a evitare “lo scontro con la magistratura e viceversa” e puntualizza che la magistratura “ha al lavoro persone perbene che sono in tribunale non per fare politica o per intercettare a casaccio”.

“Abbassare i toni”, ripete Salvini, ma chi lo conosce bene sa che è un invito alla carica ai suoi. Sfiduciare Nordio e rubare a Fratelli d’Italia la fetta di elettorato più legalitaria è l’obiettivo facile da scorgere. In questo quadro si inserisce anche lo schierarsi del sottosegretario leghista alla Giustizia, Andrea Ostellari, contro il “bavaglio” ai giornalisti che pubblicano le intercettazioni paventato dal suo parigrado al ministero Delmastro di FdI: “La qualità di una democrazia si misura anche dalla libertà della stampa di pubblicare notizie e opinioni scomode. Servono delle regole, perché non può esistere il diritto alla gogna. La soluzione tuttavia va individuata senza mettere il bavaglio ai tanti professionisti dell’informazione che contribuiscono a rendere la nostra società più informata e vigile”, ha tuonato nei giorni scorsi.

Il dibattito sulle intercettazioni disegna un quadro diverso dalla maggioranza parlamentare. A difendere Nordio (o meglio, a martellare le intercettazioni) sono inevitabilmente Forza Italia, con Berlusconi che intravede la possibilità di compiere ciò che non gli è riuscito nel 2008, e, manco a dirlo, il sedicente Terzo polo. Ieri Calenda ha rilanciato la favola delle “intercettazioni che divulgate ovunque spesso distruggono la vita delle persone” accusando Fratelli d’Italia di “giustizialismo”.

“Nordio è una persona colta e libera e se Fratelli d’Italia proverà a bloccarlo avranno dei problemi”, avvisa Calenda, mentre Renzi ripete il mantra berlusconiano “il problema non è l’uso ma l’abuso”. Per fortuna, a proposito di abusi, l’ex ministro Orlando con un’interpellanza al ministro della Giustizia proprio ieri ha ricordato a Nordio e al governo che le “violazioni” gli permettono di esercitare i suoi diritti ispettivi oltre a farne carne da propaganda e da dichiarazioni alla stampa.

“Appare, dunque, urgente e necessario vigilare sulla corretta applicazione delle norme già approvate in materia ed evitare assolutamente – conclude Orlando – di utilizzare questo tema come terreno di scontro ideologico, provocando guerre e delegittimazione tra poteri dello Stato”, scrive Orlando. Vittoria Baldino, vicecapogruppo M5S a Montecitorio ieri l’ha spiegata così: “Il punto reale è che Nordio è passato da tecnico a ministro, esattamente come questo governo è passato da opposizione a maggioranza. Una maggioranza tanto composita con posizioni non chiare che si riflettono in modo evidente nelle teorie contraddittorie di Nordio”.

Audito in commissione Giustizia in Senato il Garante per la protezione dei dati personali, Pasquale Stanzione ieri ha spiegato che la legge vigente coniuga privacy e informazione, basterebbe attuarla. Il dibattito in corso, quindi, è una resa dei conti su tutt’altro.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 11:01
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