I politici hanno nascosto l’Europa agli italiani

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di Marco Castoro

Maria Latella, non le sembra che la campagna elettorale sulle Europee sia un po’ anomala e susciti poco interesse per gli italiani?
“I temi della campagna elettorale, che dovevano essere quelli di spiegare agli elettori italiani a che cosa serva l’Europa, sono stati totalmente ignorati. Per cui, ad esempio, parlare del fatto che ormai il mercato del lavoro è un mercato europeo perché vanta una percentuale molto alta di ragazzi spagnoli, greci, italiani che lavora in Inghilterra o in Germania, sembrava un elemento più che valido su cui far ragionare i cittadini in vista di un voto europeo. Come poteva essere un argomento di interesse chiedere un contratto di lavoro unico, visto che può tornare buono per i nostri ragazzi che lavorano fuori. Per loro sarebbe opportuno che questi anni trascorsi in Europa vengano ricalcolati per la pensione senza perderli. Ma di tutto ciò, di fatto, non si parla. E ormai dubito che se ne parlerà da qui alla fine della campagna elettorale”.
Ma perché i big dei partiti non trattano questi temi?
“È come se fossimo incapaci di concentrarci sulle cose che è utile sapere, mentre continuiamo a essere – noi giornalisti per primi – attratti dalle discussioni di superficie. Renzi ci fa o c’è? Berlusconi a Cesano Boscone utilizzerà i pensionati per avere più voti? Invece di spiegare agli elettori quanto abbiamo perso in potere d’acquisto con l’euro o quanto ci abbia aiutato far parte dell’Ue? Temi complessi per i quali occorre in primis studiare e prepararsi e in seconda battuta fare lo sforzo di far capire agli altri”.
Una campagna elettorale che si combatte con battute di basso profilo che ci fanno precipitare nello squallore. Dopo le frasi al vetriolo di Grillo ecco che Berlusconi parla di cessi… Continuando così dove si arriva?
“Penso sia molto pericoloso. Berlusconi è un esperto di campagne elettorali quindi ne sa più di me, tuttavia non credo che simili espressioni, soprattutto dopo aver detto di impegnarsi per le riforme e di voler diventare uno statista, aiutino a conquistare la gente. Non credo che inseguire il linguaggio più triviale porti voti. In questo momento credo invece che l’elettore abbia bisogno di sapere che c’è qualcuno che si sta occupando dei suoi problemi e che gli dia la garanzia di farlo con competenza e serietà”.
L’affluenza alle urne rischia di non superare il 50%?
“Una settimana fa avrei detto di sì. Ma nel momento in cui l’effetto delle inchieste giudiziarie lascia intravedere che un certo grado di corruzione sta succhiando risorse a noi cittadini, allora può essere che ciò induca qualcuno in più ad andare a votare”.
C’è ancora voglia di Europa?
“Il mio osservatorio è particolare. Mio marito è inglese e vive a Parigi. Mia figlia vive a Berlino. E non mi pare che ovunque ci sia minimamente una simpatia per l’Europa. Finché portava delle speranze andava bene, noi eravamo i più filo europei, ma con la crisi si tende a trovare un capro espiatorio e si attribuisce all’Ue una negatività, laddove potresti avere anche dei vantaggi. Tipo sul contratto di lavoro”.
Si rischia di annoiare il telespettatore con la politica in tv, tra talk e interviste?
“Il talk deve avere opinioni diverse e creare il conflitto. La ricetta è sempre la stessa. Il criterio è però portare in tv interlocutori che abbiano cose da dire e che facciano quello che dicono. Il telespettatore si è stufato di sentire e vedere persone che recitano. Che dicano cose che non sentono. Chi riesce a comunicare un pensiero diventa utilissimo per la gente a casa”.
Dieci anni di Sky. Tra poco più di un mese festeggerà l’intervista n.200. Come fa a non stancarsi di fare domande ai politici?
“Nella mia trasmissione ho il vincolo dell’attualità, quindi cerco il protagonista o qualcuno che abbia voce in capitolo. Cerco di arrivare fresca al mio programma preservandomi. Per esempio non guardo tanto gli altri per non rimanere influenzata”.
L’intervista che desidera fare a tutti i costi?
“Casaleggio. Ho cercato di chiamarlo e non me lo passano mai. Anzi faccio un appello ufficiale: Casaleggio rispondi! Sono molto curiosa e avrei molte cose da chiedergli”.
In tv quale talk segue di più?
“Non ho una graduatoria. La mia agenda la gestisce l’evento. Sono molto affezionata alla formula dell’intervista. È un duello in cui è bello controbattere. Devi ascoltare attentamente e far tirare fuori tutto al tuo interlocutore. Adoro la tv del mattino. Mi sintonizzo su Sky dove c’è Roberto Inciocchi, su Omnibus, su Agorà”.
La tv del mattino è fatta meglio di quella serale?
“Sono diverse. Il telespettatore è cambiato. Quella del mattino presto non è solo la tv delle casalinghe e degli anziani. A quell’ora la politica è fresca. E viene vista. Nelle redazioni la gente va prima, inoltre sta a casa quella fascia che non va a lavorare tanto presto e che quindi si informa. Sarebbe interessante sapere come stia cambiando l’utilizzo della comunicazione politica, non più legata alla sera. Per esempio io al mercoledì ho un collegamento con Rtl che è molto seguito. L’informazione diventerà sempre più di nicchia e non di massa. Al mattino chi segue la politica si è già visto i giornali sull’Ipad”.
Torniamo alle Europee. Chi vincerà?
“Il M5S sarà il secondo partito. È banale dirlo ma sarà così, anche se diventa imprevedibile immaginare con quanti punti di distacco finirà dietro il Pd”.
Andrà a votare?
“Penso che l’Europa sia l’immediato futuro e quindi non dobbiamo raccontare balle. Credo che il mercato del lavoro sia l’Europa. Quindi andrò a votare di sicuro. Per chi? Non ho ancora deciso”.