I privilegi fiscali che imbarazzano Juncker

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dalla Redazione

Più di 300 aziende multinazionali avrebbero approfittato delle regole fiscali dello stato del Lussemburgo per risparmiare, e moltissimo, sulle tasse da pagare in Europa. Il dato sbalorditivo emerge da un’indagine del Consorzio Internazionale del Giornalismo Investigativo (ICIJ), che ha avuto accesso a circa 28 mila pagine di documenti riservati. Tra queste aziende, come rivelato da L’Espresso, ci sarebbero 31 aziende italiane o operative in Italia. Da Amazon a Ikea, da Deutsche Bank a Procter & Gamble, da Pepsi a Gazprom”, spiega L’Espresso, operazioni per spostare flussi finanziari enormi pagando tasse minime. Il settimanale rivela i patti fiscali di 31 società italiane o operanti nel nostro paese.

JUNCKER NEL MIRINO
E la diffusione dell’indagine sta gettando nell’imbarazzo totale la Commissione europea. Il Granducato Lussemburgo si ritroverebbe oggi al centro di un gravissimo scandalo internazionale “per aver organizzato un sistema di evasione fiscale massiccia a beneficio delle principali aziende multinazionali”. Si tratta di rivelazioni sulle caratteristiche del paradiso fiscale lussemburghese che indeboliscono l’attuale presidente della Commissione europea che dal 1995 al 2013 è stato premier del Lussemburgo. Pensare che nel suo primo discorso d’investitura Juncker affermò che “avrebbe provato a introdurre morale ed etica nel paesaggio fiscale europeo”.

LA DIFESA
Le pratiche fiscali dei “tax ruling” applicate dal Lussemburgo “sono conformi alle leggi internazionali”, tanto che queste “non sono proprie” solo del Gran Ducato “ma le praticano anche altri paesi europei”, questa la difesa del premier del Lussemburgo Xavier Bettel. Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha commentato così: “Ho preso nota dei rapporti giornalistici e sono fiducioso che la Commissione europea verificherà i casi per potenziali violazioni delle regole europee e prenderà rapidamente le decisioni appropriate se necessario”.

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