I quattro voltagabbana grillini traslocano nei Verdi. L’ala ambientalista lascia la delegazione Ue, Di Battista prende le distanze

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Ieri quattro parlamentari europei dei Cinque Stelle hanno lasciato la delegazione Ue del Movimento e ci sono trattative in corso per entrare nei Verdi europei. Si tratta dell’(ex) ala ambientalista M5S ed è composta da Ignazio Corrao (nella foto), Piernicola Pedicini – che ha dichiarato: “continuerò a combattere contro l’avidità dei potenti” (sic) – Eleonora Evi e Rosa D’Amato. loro dire i Cinque Stelle si sono snaturati e quindi non si riconoscono più in esso.

LA PARTITA. A breve giro di posta Alessandro Di Battista ha preso le distanze dai fuoriusciti sottolineando di non condividere la scelta dei fuoriusciti. E poi c’è la questione della contestata riforma del Mes che ha visto una lettera ai vertici del Movimento firmata da 42 deputati e 16 sentori, che la contestano. E poiché il 9 dicembre si vota, al Senato i numeri non ci sarebbero, sebbene i 58 dicano che “non vogliono mettere a rischio la maggioranza”. Anche perché segherebbero il ramo su cui sono seduti. Da questi due fatti possiamo partire per fare qualche riflessione.

Dopo gli Stati Generali Di Battista non si è più sentito e non si sa più niente del famoso direttorio con un primus inter pares che dovrebbe guidare i grillini e per ora si continua con il reggente Vito Crimi. E poi c’è sempre il malumore di Davide Casaleggio, considerato vicino all’ex deputato romano. Ma cosa vuole veramente Di Battista che al di là delle smentite formali è dietro questi due fatti? Probabilmente trattare. Infatti la reprimenda ai transfughi europei sembra una mano tesa a Luigi Di Maio, del quale aveva apprezzato la telefonata ricevuta proprio all’indomani degli Stati Generali.

La lettera sul Mes invece pare un randello nodoso di una certa consistenza per la mancanza della maggioranza che si determinerebbe al Senato, pur con le considerazioni prima fatte. Dunque l’ipotesi più probabile è proprio quella della trattativa “bilanciata” tra il capo della “destra” interna e il resto del Movimento. Trattativa che dovrebbe portare Di Battista ad avere un ruolo nelle istituzioni e/o nel Movimentto come rappresentante della minoranza. In tutto questo brilla l’assenza del garante Beppe Grillo acquattato come un gatto mammone nelle retrovie ad osservare quello che accade.