I signori delle slot non pagano neppure le briciole. Solo in sei hanno aderito al condono. Addio coperture per l’Imu tagliata

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di Antonio Rossi

Il gioco d’azzardo questa volta non sembra destinato a salvare le casse dello Stato. La sanatoria approntata per i signori delle slot machine, all’insegna del pochi, maledetti e subito, sta portando all’erario metà delle risorse previste. L’iniziativa del Governo di concedere un maxi-sconto alle concessionarie condannate dalla Corte dei Conti è diventata così un flop e la speranza di coprire le perdite Imu una chimera.Solo sei società su dieci hanno deciso di aderire all’offerta, che ha portato a una riduzione dell’80% della multa inflitta dai giudici contabili per le mancate connessioni alla rete, che avrebbe consentito alle concessionarie di guadagnare senza girare un centesimo allo Stato. L’incasso sfumato? Di tutto riguardo. Essendo previsti circa 260 milioni sul mezzo miliardo di gettito preventivato.

L’iniziativa era stata a lungo criticata, perché concedeva uno sconto enorme agli operatori del gioco. Critiche che ora stanno raddoppiando visto il risultato. La sanatoria stabilita dall’esecutivo nei confronti dei dieci concessionari, condannati dalla Corte dei Conti per il distacco dalla rete Sogei tra il 2004 e il 2007, ha infatti raccolto solo sei adesioni. All’atto pratico 235 milioni di entrate previsti contro la stima di quasi mezzo miliardo che aveva fatto il Governo. Il termine per aderire al maxi-sconto del resto è scaduto lunedì scorso e il risultato appare chiaro. Alla sanatoria hanno aderito Cogetech, versando 51 milioni, Sisal, con 49 milioni, Gamenet, con 47 milioni, Snai, con 42 milioni, Cirsa, con 24 milioni, e Gtech, con 20 milioni. Somme ferme su un conto corrente infruttifero del Mef, nell’attesa dell’auspicato via libera alla transazione da parte della Corte dei Conti . A restare in silenzio dinanzi all’offerta del Governo Letta la Bplus di Francesco Corallo, che avrebbe dovuto pagare ben 169 milioni, Hbg, con 40 milioni, Gmatica, con 30 e Codere, con 20. Le quattro società puntano sul processo d’appello, sperando così di pagare ancora meno o addirittura niente. E il “tesoretto” delle slot che doveva coprire i mancati incassi previsti con l’Imu? Forse non arriverà mai e l’eliminazione dell’imposta peserà sull’esecutivo non solo da un punto di vista politico.

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