I sindacati non scendono mai dal bus

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

PUBBLICATO SULL’EDIZIONE CARTACEA DEL 16 SETTEMBRE 2014

di Sergio Patti

A Roma c’è una battaglia, tra le tante nella politica capitolina, che nelle prossime settimane rischia di far saltare il posto a 80 persone. A sfidarsi ormai apertamente sono l’Assessore alla Mobilità, Guido Improta, che sta gestendo il Trasporto pubblico locale in completa autonomia, e la maggioranza in Consiglio comunale che non lo sopporta da tempo, accusandolo di fare sempre da solo. L’interessato ricambia minacciando le dimissioni un giorno si e l’altro pure. È uno di quei tecnici infatti che si dice “lontano da certe dinamiche politiche”, dimenticando di dire però che proprio su esse ha costruito la propria carriera. In Atac Improta fa arrivare il suo fidato Giuseppe De Paoli a gestire il personale, altro ex Alitalia proprio come l’Assessore, (a proposito ma quando Atac avrà l’onore di avere manager provenienti da aziende sane?), e gli affida la missione di portare a casa un risultato su tutti, quello di normalizzare un’azienda fuori controllo nella gestione delle risorse umane.

Pax sindacale
Fin qui tutto bene, se non fosse che De Paoli deve attuare la scelta più dolorosa mai assunta in quella azienda: ovvero avviare una procedura di mobilità collettiva per 80 impiegati. In Atac e di riflesso al Comune scoppia il putiferio, con tutti i dipendenti costretti a cercarsi un santo in paradiso per non finire nella lista nera. Pressioni fortissime alle quali De Paoli, recependo alla lettera le indicazioni di Improta e non volendo intoppi sul suo cammino, sembra aver trovato una soluzione affidando la compilazione della lista a Cgil, Cisl e Uil. Basti pensare infatti che nella “lista di proscrizione”, come la chiamano in Via Prenestina, circa il 90% dei nomi non ha la tessera dei sopracitati sindacati; un fatto che sembra strano in un’azienda così fortemente sindacalizzata, ma sarà sicuramente un caso.

Il salvaquadri
Così come lo è il provvedimento emesso pochi giorni prima, il 5 agosto, quello che in Atac viene chiamato “salvaquadri”. Una disposizione che ha messo in salvo circa 50 risorse, tra quadri e amministrativi di prima fascia, che al momento erano “fuori posizione” e senza un incarico specifico tale da giustificare alcuni lauti emolumenti, e quindi fortemente indiziati di essere in esubero. A proposito, dal sito internet di Atac sono scomparsi i compensi dei quadri, speriamo sia un caso anche questo. In occasione della “salvaquadri” Atac ha dimostrato una fervida fantasia nel creare aree, progetti, presìdi e affidando responsabilità di qualsiasi natura. Alcune, non ce ne vogliano i titolari, fanno sorridere. Si parte infatti con “il coordinamento dello sviluppo welfare aziendale e diversity management”, al “coordinamento del rilancio della piattaforma intranet”, per passare ai “rilievi propedeutici e analisi dati qualità”, fino al “controllo operativo delle prestazioni”. In questo caso la quasi totalità dei “fortunati” ha la tessera sindacale. Un altro caso?