Ictus sempre più giovanile. Boom di casi tra gli under 40. Ogni anno colpiti oltre cinquemila ragazzi. Colpa di alcol, fumo e sostanze stupefacenti

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’ictus fa sempre più vittime, soprattutto tra i giovani. Anche se preferisce comunque il sesso femminile. Nel nostro Paese c’è un aumento preoccupante soprattutto per le persone con un’età inferiore ai quarantacinque anni. Ogni anno sono quasi cinquemila circa le persone colpite, in questa particolare fascia di età; il doppio rispetto ai soggetti affetti da sclerosi multipla.  Da fine anni ‘90 al 2005 è stato registrato quasi un 15 per cento di casi in più, mentre risultano in diminuzione fra gli anziani. Ma qual è l’origine di questo boom di nuovi casi? Secondo i ricercatori sarebbe il consumo di alcol e di droghe a provocare la crescita dell’incidenza dell’apoplessia. Oltre naturalmente a uno stile di vita poco sano e lo stress che non ci abbandona mai. Si tratta di fattori di rischio in grado di aumentare anche il tasso mortalità e di disabilità perenne.

Donne vulnerabili – L’alcol è da sempre considerato un elemento di rischio sia per l’ictus ischemico che per quello emorragico, aumentandone l’incidenza, per entrambe le tipologie, tra le tre e le quattro volte. Ovviamente anche le sigarette portano ad una crescita delle possibilità di essere colpiti da ictus e di incorrere in aterosclerosi precoce. L’aumento dell’incidenza dell’ictus è del 40 per cento per i fumatori moderati e dell’80 per cento in chi fuma più di venti sigarette al giorno. Ma è anche vero che la malattie preferisce il sesso femminile. Parlano i numeri: in Italia, questa patologia, un danno del cervello dovuto a un’improvvisa rottura o chiusura di un vaso cerebrale, colpisce circa 200mila persone all’anno e nel 61 per cento dei decessi si tratta di donne. Le stesse stime statistiche dicono che se avrà un ictus un uomo su 6 nell’arco della sua vita, per le donne si parla di una su cinque. Per fortuna ottime speranze arrivano anche dal campo della ricerca e delle tecniche di intervento. Come i nuovi trattamenti endovascolari interventistici per trattare la malattia in fase acuta. Con quest’approccio è possibile disostruire, più efficacemente, le arterie cerebrali, estendendo il limite di tempo entro cui è ancora possibile evitare al paziente danni cerebrali permanenti.

Recuperi facili – Per quanti sono stati colpiti la ricerca scientifica sta facendo grandi passi in avanti anche per le fasi croniche, sviluppando tecniche innovative in grado di promuovere il recupero funzionale, come la stimolazione cerebrale non-invasiva e la neuroriabilitazione con metodiche robotiche e connesse alla realtà virtuale. Questi approcci promuovono sempre più e sempre meglio il recupero dei pazienti rimettendo in moto la naturale plasticità del nostro cervello, ovvero la sua capacità di adattarsi alla perdita di tessuto cerebrale, attraverso fenomeni di compenso che coinvolgono le aree cerebrali risparmiate dall’ictus, in modo da ottenere un buon recupero funzionale. Ma l’arma principale resta la prevenzione.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Per la sinistra dei Tafazzi non c’è cura

Inutile nascondersi dietro alibi o rimpianti: il vaccino per il Covid l’hanno trovato ma per l’autolesionismo della Sinistra non c’è cura. A destra, dove Salvini e Meloni non si parlano e Forza Italia ormai ha poco da dire, come al solito si presenteranno con candidati

Continua »
TV E MEDIA