“Idea” Quagliariello, fuga da Forza Italia con Romani e Berutti. Berlusconi perde pezzi e inizia l’esodo pure dal movimento di Toti

di Raffaella Malito
Politica

Tre big di peso del partito di Berlusconi fanno le valigie e vanno via. I senatori Gaetano Quagliariello, di “Idea”, Massimo Berutti e Paolo Romani, di “Cambiamo” (movimento del governatore ligure Giovanni Toti), passano al Misto al cui interno costituiranno una componente unica denominata “Idea e Cambiamo”. Lanciando, secondo indiscrezioni, il pressing pure sul questore, Antonio De Poli, per allargare la compagine pure all’Udc sotto l’acronimo di Ppi (Progetto per l’Italia). Riprende quota, così, l’ipotesi di un soccorso esterno al governo, considerando che Romani era additato come il capofila a Palazzo Madama di quanti erano pronti a puntellare la maggioranza. Anche quando Palazzo Chigi è stato investito della questione dei numeri ballerini per il governo, in particolar modo al Senato, il premier non ha mai lasciato intendere di voler seguire la pista dei responsabili. Di recente, anzi, ha ribadito che quello che sta portando avanti il governo è un progetto politico importante “che non si realizza con forze politiche qualsiasi, intercambiabili”. Ma allo stesso tempo ha continuato a lavorare sotto traccia per “sganciare” FI dal centrodestra. Col sostegno interessato del Pd che punta a coinvolgere gli azzurri nella partita per il sì al Mes. Anche ieri, alle Camere, Giuseppe Conte ha voluto rendere omaggio a “quelle forze di opposizione che, pur nella diversità di posizioni, hanno compreso l’importanza di questo passaggio storico e i beni in gioco, nella prospettiva dell’interesse nazionale”. Ovvero a quanti, come FI, hanno brindato all’accordo raggiunto nel vertice Ue sul Recovery fund. Tanto che il leader leghista Matteo Salvini ha accusato il premier di voler dare “le patenti di opposizione brava e opposizione cattiva”. Conte, in più di un’occasione, ha ribadito che FI è la forza maggiormente predisposta al dialogo. Ma c’è anche un’altra partita nella maggioranza che potrebbe coinvolgere i “responsabili”. Ed è quella sulla riforma elettorale. Un’ala azzurra, quella più moderata, guarda con favore al proporzionale anche se ufficialmente il partito si è allineato alla Lega e a FdI a difesa del maggioritario. La prospettiva di un esecutivo istituzionale viene ufficialmente smentita dai gruppi e della maggioranza e dell’opposizione. Ma che alla Camera, giorni fa, sul rifinanziamento delle missioni all’estero si sia registrato un fronte bipartisan, viene additato come esempio da chi fa il tifo per un’ipotesi del genere. Non certo Giorgia Meloni o Salvini (anche se una parte della Lega non l’ha mai esclusa). Berlusconi, invece, ha apertamente accennato all’ipotesi di un nuovo governo con un’altra maggioranza. E c’è chi sostiene che dietro questa sua apertura ci sia la volontà di giocarsi la partita per il prossimo presidente della Repubblica. I tre (ma potrebbero essere molti di più) transfughi, in una nota, spiegano che la loro componente si colloca “senza se e senza ma all’opposizione di questo governo, con l’obiettivo di mettere in campo ogni iniziativa per archiviare un esecutivo drammaticamente inadeguato, in raccordo con le altre forze del centrodestra”. Ma si vedrà alla prova dei fatti se “suo malgrado” a Conte un soccorso dal Misto arriverà. Romani allude, per esempio, alla volontà di prender parte alla definizione delle “riforme necessarie per far ripartire l’economia”. Un banco di prova sarà il 29 quando, al Senato, si voterà lo scostamento di bilancio che richiede la maggioranza assoluta. Da verificare, invece, è un’altra questione. Cosa accadrebbe se voti esterni al perimetro della maggioranza dovessero essere decisivi nell’approvazione di alcuni provvedimenti? Quanti tra i 5 Stelle sarebbero disposti ad accettare una stampella che arriva da Forza Italia o da chi vi ha sguazzato dentro per tanti anni? Ma d’altra parte, come sostiene più di qualcuno nell’ala governista M5S, non si può certo imporgli come votare.