Il 25 aprile di Mattarella. La pietà vale per tutti. Ma niente equiparazioni

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La sua prima festa della Liberazione, da quanto è presidente della Repubblica, viene festeggiata evocando una distinzione netta. “Non c’è dubbio che la pietà e il rispetto siano sentimenti condivisibili di fronte a giovani caduti nelle file di Salò che combattevano in buona fede”, ha spiegato ieri Sergio Mattarella in un’intervista a Repubblica. “Questo non ci consente”, ha però aggiunto il capo dello Stato, “di equiparare i due campi: da una parte si combatteva per la libertà, dall’altra per la sopraffazione”. Inutile ricordare come in passato su questa distinzione si siano scatenate polemiche a non finire, con tanto di interventi di storici e politici. Ma il senso dell’intervento di Mattarella è in ogni caso racchiuso nell’intenzione di presentare quella del 25 aprile come una festa di tutti. Al punto, ha commentato l’inquilino del Colle, che sarebbe semplicemente assurdo pensare di abolire la celebrazione, come pure qualcuno ha proposto in passato.

IL PALETTO
“Credo che quella dell’abolizione della festa della Liberazione sia una polemica ormai datata e senza senso”, ha spiegato Mattarella. “Sarebbe come dire”, ha aggiunto, che “invece di celebrare il nostro Risorgimento, festeggiamo la Rivoluzione americana e francese. È vero che nel mondo ci sono stati diversi regimi totalitari e sanguinari, frutto di ideologie disumanizzanti. Ma la storia italiana è passata attraverso la dittatura fascista, la guerra, la lotta di Liberazione. E un popolo vive e si nutre della sua storia e dei suoi ricordi. E poi, da parte del capo dello Stato, non è mancato un passaggio sul tema dei valori che oggi il Paese eredita dalla Resistenza. “I valori di libertà, di democrazia, di giustizia sociale, di pace”, che ancora oggi vanno difesi. E questo perché la democrazia va sempre “affermata e realizzata”. Secondo Mattarella fu “lo sbocco di un vero e proprio moto di popolo”. Naturalmente, ha concluso sul punto l’inquilino del Colle, “nella nostra democrazia confluiscono anche altri elementi storici nazionali, ma quello dell’antifascismo ne costituisce elemento fondante. La Resistenza italiana mostrò al mondo la volontà di riscatto degli italiani, dopo anni di dittatura e di guerra di conquista”.

IL FUTURO
Parlando poi con le associazioni combattentistiche, Mattarella ha approfittato dell’odierna festa della Liberazione per richiamare l’Europa sulla tragedia dell’immigrazione. “Nel giorno in cui celebriamo la liberazione dell’Italia”, ha esordito sul punto, “non possiamo evitare di pensare al mar Mediterraneo, la culla della nostra civiltà che rischia di essere trasformata in un cimitero. La nostra umanità”, ha proseguito, “si ribella di fronte a questo, settant’anni fa come oggi, di fronte alle vite spezzate. Ieri contro la sopraffazione nazifascista, oggi contro chi opprime intere popolazioni, etnie, gruppi religiosi, costretti a fuggire dal fuoco delle armi, dall’indigenza, dal sopruso, dal fanatismo religioso. Dobbiamo unire l’impegno nel soccorso umanitario, in una lotta inflessibile contro i trafficanti di esseri umani e contro il terrorismo”.

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