Il 25 Aprile e la confusione con i partigiani ucraini. Altro che Festa della Liberazione. Qui si rischia di celebrare il conflitto

25 aprile
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Il copione di questo 25 aprile è già scritto. Mancano alcune correzioni che arriveranno all’ultimo momento ma la struttura del soggetto è chiara. Sarà l’anno in cui tutto quello che si è detto nell’ultimo periodo non vale più. L’hanno deciso gli stessi che da tempo provano a convincerci che fascismo e antifascismo siano categorie del passato ormai superate dalla Storia.

Altro che Festa della Liberazione. Il 25 aprile si rischia di celebrare il conflitto

Dopo avere scritto quintali di articoli e scritto centinaia di comunicati stampa in cui ci spiegavano che essere antifascista e celebrare il 25 aprile significasse incagliarsi in malinconici tempi che furono ora quegli stessi ci dicono che il 25 aprile si dovrà scendere in piazza, tutti ma proprio tutti con la bandiera ucraina per non destare il sospetto di essere filo-Putin e hanno inventato un nuovo modello di Resistenza che gli torna utilissimo per sistemare le beghe interne.

Un 25 aprile in cui gli annoiati dall’antifascismo scenderanno belli carichi in piazza per impartire lezioni di Resistenza agli antifascisti è un finale di un film dell’orrore che non avremmo mai osato immaginare. Quindi che Liberazione si festeggerà? Non c’è nemmeno bisogno di dirlo, sono belli pronti a utilizzare la Resistenza come roncola per inneggiare alla liberazione ucraina, su cui da giorni dibattono seri e preparati studiosi in un confronto che non ha nulla a che vedere con le ciance scalmanate a cui siamo condannati da una classe politica che riesce perfino a strumentalizzare la Storia.

La Resistenza, quella nostra, fiaccata da un decennio di normalizzazione dei fascisti e di mostrificazione dei partigiani, rimarrà sullo sfondo, semplice scenografia di un dibattito interno in cui ciò che conta è fingere di parteggiare per Zelensky per rendere popolare l’amore per la guerra (nonostante tutti i sondaggi indichino una tendenza opposta tra gli italiani). A nessuno verrà in mente di far notare quanto sia pericoloso leggere l’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri mentre dice di tornare “da Kiev con la lista delle armi di cui c’è bisogno”.

Nessuno oserà far notare che mentre l’Ucraina doverosamente si difende dalla criminale invasione di Putin una soluzione militare del conflitto (che questi tronfi chiamano “vittoria”) sia praticamente irraggiungibile a meno che non si entri ufficialmente in una Terza guerra mondiale (che qualcuno sogna di festeggiare proprio il 25 aprile). A nessuno viene in mente che il presidente dell’Ucraina Zelensky, messo all’angolo dal conflitto e dal senso di responsabilità del proprio ruolo, interpreti un personaggio che è ben diverso dai modi e dai toni che l’Ue può permettersi di usare.

Intanto la Cina sta armando la Serbia con 6 aerei carichi di missili e che la Serbia nello scacchiere internazionale sta tra le braccia di Putin. Così il 25 aprile che dovrebbe essere la Liberazione dalla guerra rischia di trasformarsi nel suo inno, come se non avessimo imparato dopo 77 anni che tutte le energie dovrebbero essere concentrate nell’evitarla. Sempre che in questi 15 giorni non succeda che ci finiamo dentro più di quello che già siamo, anche se ci riteniamo assolti perché tifiamo per la parte giusta.