Il 31 marzo finisce lo stato di emergenza. Ma sul dopo regna il caos. Dal Green Pass allo smart working. I Migliori ancora non sanno che pesci pigliare

stato di emergenza Speranza
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Mentre gli Stati Uniti, il Regno Unito e mezza Europa anticipano le riaperture, l’Italia non sa ancora che pesci prendere. Sembra una barzelletta eppure il problema è grande perché sappiamo che il 31 marzo finirà lo stato di emergenza mentre è ancora avvolto nel mistero in che modo questo evento si ripercuoterà sugli italiani. Dal Green Pass alla struttura commissariale guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo, dall’obbligo di mascherine al chiuso (da oggi non più obbligatorie all’aperto) allo smart working, la ripresa economica dell’Italia – resa ancor più incerta dagli ultimi dati arrivati da Bruxelles – rischia di trovarsi schiacciata da una serie sconfinata di restrizioni.

Lo stato di emergenza Covid finirà il 31 marzo

Zavorre che non sembrano più giustificabili alla luce della variante Omicron che si diffonde più velocemente ma è assai meno letale di Delta, dei dati delle immunizzazioni – con l’82,09% degli italiani che ha completato il ciclo vaccinale -, e nemmeno facendo riferimento allo stato della pandemia che continua il suo trend di vistoso calo.

IL BOLLETTINO. Flessione confermata anche nell’ultimo bollettino del ministero, guidato da Roberto Speranza, secondo cui nelle ultime 24 ore – e per il terzo giorno consecutivo – è in calo l’occupazione nelle terapie intensive (-28 posti, in tutto 1.322) e anche i ricoveri ordinari (-578 posti, 17,354). Si tratta di numeri che sono ben lontani da quelli visti in passato, con il record di 4mila posti occupati in terapia intensiva ad aprile scorso, e anche dalle soglie in cui scatta l’allerta. Sempre ieri sono stati registrati 75.861 contagi, altro dato in vistoso calo, mentre, purtroppo, restano ancora alti i decessi che sono stati 325.

DUBBI DA RISOLVERE. Quel che è certo è che dopo due anni di stato di emergenza e davanti a una giungla di norme che si sono via via stratificate, il Governo dei Migliori dovrà darsi una mossa. Uno dei primi nodi è quello della struttura commissariale che potrebbe cedere il posto alla Protezione Civile. Sorte incerta anche per il Comitato tecnico scientifico la cui esistenza potrebbe non essere più necessaria in una fase di “ritorno alla normalità” come quella che tutti si attendono.

Non meno importante sarà decidere cosa farne del Green Pass, una misura che più di tutte potrebbe creare problemi per la ripartenza. Sul punto vige l’incertezza più totale anche se ieri il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, ha aperto a un allentamento del Pass spiegando anche che “rimuoverlo completamente in coincidenza con la fine dello stato di emergenza è prematuro”.

Che sul certificato verde qualcosa andrà fatto è evidente e lo chiede con insistenza il M5S con la deputata Federica Dieni che spiega: “Adesso è il momento di pensare a ritornare a non subordinare l’esercizio di diritti fondamentali come quello al lavoro e alla mobilità al possesso di un certificato che ha valenza unicamente politica e burocratica. Torniamo con qualche precauzione, a vivere, a far crescere l’economia e le nostre attività”.