Il banchiere di Dio è scomodo. E il vecchio amico Bazoli non può più tenerlo nell’Intesa. Caloia fuori pure da fiduciarie e controllate lussemburghesi

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di Stefano Sansonetti

Il protocollo esige che si parli in modo asettico di “dimissioni”. Ma è solo andando a vedere quali e quanti consigli di amministrazione sono coinvolti che si capisce l’enorme imbarazzo di Intesa Sanpaolo. Un imbarazzo che non può non toccare il dominus dell’istituto, quel Giovanni Bazoli che siede da tempo immemorabile sulla poltrona di presidente del consiglio di sorveglianza della banca. Il fatto è che con un “comunicatino” di poche righe l’istituto ha annunciato le dimissioni di Angelo Caloia dalle società del gruppo Intesa. Nessun riferimento, nemmeno a cercarlo con la lente, al motivo per cui l’ex presidente dello Ior è stato costretto al passo indietro: Caloia è indagato per peculato dal promotore di giustizia del tribunale del Vaticano in riferimento a operazioni immobiliari avvenute tra il 2001 e il 2008. Una bufera.

IL PERIMETRO
L’occasione permette di scoprire quante poltrone Caloia, dopo la fine della sua presidenza ventennale dello Ior (1989-2009), avesse accumulato nel gruppo creditizio. Innanzitutto era vicepresidente di Fideuram, l’istituto di private banking di Intesa, e consigliere di amministrazione del Banco di Napoli. Poi occupava anche poltrone, come dire, un po’ più dietro le quinte, ma comunque molto rilevanti. Per esempio era presidente della Sirefid, la più importante fiduciaria del colosso bancario nata nel 1973 e successivamente cresciuta a suon di fusioni. A partire dagli anni 2000, per dire, ha incorporato altre fiduciarie come Italfid e Iaf-Istituto fiduciario spa. Fino ad arrivare, nel 2009, all’integrazione con la Sanpaolo Fiduciaria. Ma Caloia era anche presidente della Société Européenne de Banque Sa, una controllata lussemburghese che si occupa di gestione dei patrimoni. E che a sua volta controlla un’altra società lussemburghese che si chiama Lux Gest Asset Management, focalizzata sugli investimenti. Insomma, da tutto questo bendidio, complice l’inchiesta vaticana a cui è sottoposto, Caloia alla fine ha dovuto affrancarsi.

I LEGAMI
Ora, non è un mistero che l’ex presidente dello Ior, ordinario di economia politica alla Cattolica di Milano ed ex segretario regionale lombardo della Dc, vanti rapporti di vecchissima data con Bazoli, altro esponente di spicco della cosiddetta “finanza bianca”. Entrambi, tanto per dirne una, assidui frequentatori del Gruppo Cultura Etica Finanza, fondato dallo stesso Caloia e autentico snodo della “finanza bianca” di cui sopra. Non sarà certo stato facile per Bazoli apprendere dell’inchiesta a carico dell’ex banchiere dello Ior. Da qui le dimissioni per superare l’imbarazzo derivante da quella che sarebbe comunque stata una presenza ingombrante nella banca. Che poi Caloia è accreditato anche di buoni rapporti con l’ex premier Romano Prodi, altro amico di vecchia data di Bazoli. A tal proposito si può citare un episodio risalente al giugno scorso. Prodi ha ricevuto il premio Vittorino Colombo assegnatogli dall’omonima fondazione presieduta da Caloia. La cui disavventura giudiziaria, c’è da scommetterci, sarà dispiaciuta a molti.

Twitter: @SSansonetti