Il bluff della disoccupazione: scende solo grazie agli inattivi

Meloni esulta per il calo della disoccupazione, ma non dice che la flessione dipende solo dall'aumento degli inattivi.

Il bluff della disoccupazione: scende solo grazie agli inattivi

Giorgia Meloni esulta per i dati sul lavoro, ma in realtà c’è ben poco da festeggiare. Perché sì, scende la disoccupazione. Ma non scende perché aumentano gli occupati, anzi. Scende solamente perché sempre più persone hanno smesso anche di cercarlo il lavoro. Sono i cosiddetti inattivi, che continuano a crescere e a permettere così alla presidente del Consiglio di festeggiare il calo della disoccupazione. Non è un caso che a diminuire sia anche il numero di occupati.

Il succo è che il mercato del lavoro si è indebolito, non di certo rafforzato come vuole far credere Meloni. L’Istat certifica il calo di 20mila occupati (-0,1%) a dicembre, con un tasso al 62,5%. Flessione che riguarda uomini, dipendenti a termine e anche giovani, mentre cresce l’occupazione tra donne, autonomi e giovanissimi. L’aumento dell’occupazione rispetto a dicembre del 2024 è minima, solo dello 0,3%, ovvero 62mila occupati in più in un anno. Il lato positivo, comunque, è che la crescita riguarda soprattutto i dipendenti permanenti.

La disoccupazione scende, ma solo perché aumentano gli inattivi

A dicembre, poi, cala la disoccupazione, con 15mila persone in meno che cercano lavoro, soprattutto tra donne e over 25. Il tasso di disoccupazione scende al 5,6% (-0,1%), mentre quello di disoccupazione giovanile sale di quasi un punto percentuale e mezzo al 20,5%. Non un caso, visto che è proprio la stessa fascia in cui l’inattività è diminuita. Gia, perché la lettura reale è tutta qua. La disoccupazione è scesa perché aumentano gli inattivi: il 33,7% non cerca più lavoro (+0,1%). E così la riduzione della disoccupazione rispetto al dicembre 2024 è trainata soprattutto dai 163mila inattivi in più in un anno. Eppure per Meloni si va nella “direzione giusta”, con “più lavoro, più stabilità, più opportunità”. Peccato che non sia così, come evidenzia il senatore M5s, Mario Turco, accusando Meloni di “mistificare la realtà”.

La crescita rivista al rialzo, ma è la metà dell’Ue

Una buona (parziale) notizia arriva sempre dall’Istat sul fronte della crescita, che nel quarto trimestre del 2025 è andata meglio del previsto. L’aumento del Pil è stato dello 0,3% nel trimestre, portando così il dato annuale al +0,7% contro lo 0,5% stimato in autunno dal governo. La variazione acquisita per il 2026 è pari allo 0,3%. Eppure la crescita italiana, seppur rivista al rialzo, resta praticamente la metà di quella dell’Ue. Se, nel quarto trimestre, il dato italiano è in linea con quello continentale (+0,3%), diverso è il discorso per il 2025: l’Eurostat stima una crescita dell’1,5% per l’area euro e dell’1,6% in tutta l’Ue. Ovvero molto più del risicato 0,7% registrato dall’Italia.