Il boss della finanza italiana. Accuse di mafia a Palenzona. L’indagato si difende: estraneo a tutta la vicenda. Nel mirino il costruttore trapanese Bulgarella

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Il personaggio è discusso da sempre. Ma neppure la mole di per se decisamente ingombrante era mai diventata scomoda come l’accusa caduta ieri sulla testa di Fabrizio Palenzona, il potente uomo dai mille collegamenti, il crocevia di tutto quel che resta dei salotti buoni della nostra finanza. L’accusa è di aver favorito la mafia. Roba da far tremare i polsi persino a chi ne ha viste di tutti i colori, arrivando a sedersi su poltrone come quella di presidente della Fondazione Crt, quella di vice presidente di Unicredit e quella di presidente degli Aeroporti di Roma (solo per citarne alcune) dopo essere partito da semplice camionista. SALOTTI BUONI Per i magistrati che stanno indagando sulle attività del costruttore Andrea Bulgarella, coinvolto in un’inchiesta della Dda di Firenze su presunte infiltrazioni mafiose nella finanza, il facilitatore di mille legami – dai Benetton a Caltagirone, da Mediobanca a Generali – avrebbe avuto un ruolo inconfessabile. Ora tutti sanno che Palenzona vola da un santuario di potere all’altro con una leggiadria che va poco a dama con la sua stazza. Ma da qui alla mafia l’accusa ha lasciato esterefatti. Per il suo avvocato, Massimo Dinoia si tratterebbe di un enorme errore. Il vicepresidente di Unicredit infatti nemmeno conoscerebbe la persona che secondo gli inquirenti e i carabinieri dei Ros avrebbe favorito. Per questo – è sempre la versione del legale di Palenzona – nelle perquisizioni disposte ieri non sarebbe stato trovato nulla. Di qui persino la protesta per una perquisizione mossa da motivi infondati e per la diffusione della notizia mentre le perquisizioni erano ancora in corso. Così però è questa Italia di cui Palenzona non è da anni un cittadino comune, ma uno dei grandi player dell’economia, della finanza, dei giornali. IL BUCO A dirsi serena è anche Unicredit, che ha dichiarato di avere piena fiducia nei magistrati e di essere certa che le indagini dimostreranno l’estraneità di Palenzona. Intanto i riflettori si accendono su Bulgarella, un costruttore di Trapani alla guida del gruppo che porta il suo nome dagli anni ‘70, quando si occupava della costruzioni di strade e opere pubbliche dell’agro-ericino, in provincia di Trapani. Successivamente l’attività si allargò alle strutture ricettive e direzionali, compreso il cosiddetto Parco delle Torri, a Pisa, rimasto incompiuto e gravato da fortissime esposizioni bancarie.

AGGIORNAMENTO DEL 31 OTTOBRE 2015

Il Tribunale del riesame di Firenze ha annullato il sequestro degli atti eseguito a carico del vice presidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti all’imprenditore di origine trapanese Andrea Bulgarella. Il tribunale del riesame ha ritenuto che le prove portate dai difensori degli indagati abbiano dimostrato che Unicredit non ha mai approvato il piano di ristrutturazione.

Inoltre, secondo i giudici del riesame, dallo stesso decreto di sequestro emergerebbe l’estraneità dell’imprenditore di origine trapanese operante a Pisa da anni, con Cosa Nostra e in particolare con il boss siciliano ancora latitante Matteo Messina Denaro. Il Tribunale del riesame di Firenze sottolinea che Bulgarella se ne andò da Trapani proprio per evitare questo tipo di collusione. Confermato invece il decreto di sequestro nella parte in cui tratta dei rapporti fra Bulgarella e l’ex direttore generale della banca di credito cooperativo della Cascina Vincenzo Littara per gli affidamenti “imprudenti” della banca alle imprese del suo gruppo. La banca lo scorso anno era stata commissariata da Bankitalia.

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di Gaetano Pedullà

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