Il Business dei rifiuti. Dalle carte escono le bugie di Malinconico

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Martino Villosio

A inchiodare l’ex sottosegretario Carlo Malinconico, da ieri agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione, è l’e-mail spedita il 17 dicembre del 2009 (tre giorni dopo la firma del contratto tra Selex SE.MA e il Ministero dell’Ambiente per l’attuazione del progetto Sistri) dall’imprenditore Francesco Di Martino all’ex ad di Selex Maurizio Stornelli. I due file allegati al messaggio di posta elettronica sono rinominati rispettivamente “Accordo quadro malinconico” e “Accordo quadro Nomos consulting”.Per il gip di Napoli quella mail svela un chiaro accordo tra Di Martino e Stornelli, i presunti grandi artefici del vortice di false fatturazioni che ha affossato il progetto Sistri, “finalizzato a giustificare attraverso dei contratti di consulenza dei trasferimenti di denaro a favore del professor Malinconico”.Il prezzo, scrive ancora il gip, dell’attività di consulenza favorevole svolta dall’ex sottosegretario, incaricato due volte dal Ministero dell’Ambiente di svolgere delicati incarichi collegati al progetto Sistri: prima in qualità di consulente per la valutazione del contratto di assegnazione dell’incarico a Selex, poi come presidente della commissione di vigilanza sulla realizzazione del progetto. “Nella decisione di addivenire alla stipula con Selex del contratto per il Sistri contribuisce in maniera rilevante il Prof. Malinconico, nominato consulente del Ministero e incaricato di presiedere la commissione di vigilanza sulla corretta e tempestiva attuazione del progetto”, scrive il gip in un altro passaggio dell’ordinanza.Emblematica dell’atteggiamento “benevolo” di Malinconico nei confronti di Selex, secondo i gip, sarebbe la relazione della commissione di vigilanza guidata dall’ex sottosegretario all’indomani del “click day” dell’undici maggio 2011, il giorno della messa in esecuzione del progetto Sistri rivelatosi un vero e proprio fallimento. “Entro il termine previsto dall’accordo contrattuale tra il Ministero e Selex”, scrive il gip, “non solo il progetto non era partito, ma non era nemmeno in grado di essere programmato. Ciononostante, non vengono adottati provvedimenti risolutori o sanzionatori nei confronti del concessionario”.Dalle analisi della polizia giudiziaria, le ragioni del ritardo rispetto alla tabella di marcia appaiono chiare: la produzione delle “scatole nere” destinate agli automezzi impegnati nello smaltimento dei rifiuti sarebbe stata subappaltata in gran parte a un soggetto esterno (la società VIASAT), senza dare comunicazioni al Ministero dell’Ambiente né avere l’autorizzazione dalla stazione appaltante. Mentre i ritardi nella distribuzione sono attribuibili, in base a quanto emerso dagli atti, al cattivo funzionamento degli strumenti, alla necessità di intervenire per provvedere alla riparazione ed alla relativa sostituzione: tutte circostanze, scrive il gip, “nascoste dalla Selex al Ministero”. A fronte di questa situazione disastrosa, la Commissione presieduta da Malinconico incaricata di verificare la corretta e tempestiva attuazione del progetto, riscontrando la piena conformità alle richieste del Ministero dell’Ambiente, concludeva così l’analisi sull’iter del progetto SISTRI: “la verifica effettuata ha dato esito positivo sotto il profilo infrastrutturale, strumentale e funzionale”.

Nel mirino l’appalto Selex

Doveva diventare operativo nel maggio del 2009, garantire il monitoraggio in tempo reale dell’intero ciclo dei rifiuti speciali e, per quanto riguarda la Campania, anche di quelli solidi urbani. Un sistema sofisticato di “scatole nere” e pen drive da installare sugli automezzi impegnati nella raccolta.
Affidato alla Selex Service Management del Gruppo Finmeccanica con assegnazione diretta, gara e progetto segretati per esigenze di sicurezza nazionale. Invece il Sistri, il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti che doveva mettere fine alle infiltrazioni della criminalità organizzata, non è mai diventato operativo. E’ degenerato, fin da subito, in un’immensa occasione di guadagno per pochi soggetti, tra costi gonfiati da corruzione e fatture per prestazioni inesistenti e rinvii continui da parte del Ministero dell’Ambiente.
Ieri il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli eseguito tre ordinanze di custodia cautelare: in manette sono finiti l’ex amministratore delegato di Selex Service Management Sabatino Stornelli, il fratello Maurizio e l’imprenditore Francesco di Martino. Diciannove persone sono finite ai domiciliari: tra queste c’è anche l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Malinconico, accusato di aver compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio in cambio della promessa di ricevere due contratti di consulenza giuridica da 500 mila euro ciascuno dagli stessi De Martino e Sabatino Stornelli.Anche quest’ultimo è accusato di corruzione: l’accusa è di aver affidato contratti di subappalto, espressamente vietati dal contratto di servizio per il Sistri, a due società riconducibili allo stesso De Martino. In cambio avrebbe ottenuto per il fratello e per le due donne con cui aveva relazione sentimentale una sfilza di “utilità”: lavori immobiliari, tende, cucine, e pavimenti in cotto.
“Dell’intero Sistema di tracciamento dei rifiuti Selex Service Management ha di fatto fornito solo il progetto, avendo fatto ricorso al subappalto per tutte le attività necessarie alla sua realizzazione”, scrive il Gip Nicola Miraglia nella sua ordinanza.
Una catena, quella dei subappalti, che serviva ad alimentare l’emissione a raffica di fatture per operazioni fantasma, come spiega in maniera eloquente un altro passaggio dell’ordinanza del Gip napoletano, in cui si descrive il percorso di uno dei lavori assegnati: “Per riassumere: Selex spa incarica Eldim srl che incarica One Trading che, a sua volta, incarica per lo stesso servizio Mari Group srl”.
Le indagini hanno anche evidenziato l’incredibile sequenza di ritardi nell’avvio del progetto, che ancora oggi non è operativo nonostante gli esborsi annuali dei soggetti che per legge erano stati obbligati agli adempimenti: sin dal primo test generale del sistema (il famoso click day) il Sistri si è rivelato non idoneo a gestire il flusso dei dati e l’accesso degli utenti.
Seguendo i flussi finanziari, le Fiamme Gialle hanno individuato anche la costituzione di alcune società estere in paradisi fiscali del Delaware e l’apertura di conti correnti in Svizzera, dove finiva parte dei soldi accantonati grazie al ciclo di false fatturazioni. Un giro, quello alimentato dalle prestazioni d’opera inesistenti, che si aggira intorno ai 40 milioni di euro mentre la stima dell’intero affare SISTRI è di 400 milioni di euro.
Sono stati eseguiti anche sequestri preventivi di somme e beni per un importo pari a circa dieci milioni di euro, quasi tutti in capo a Selex Sistemi Integrati.
Molte delle persone finite ai domiciliari ruotavano intorno all’imprenditore Francesco De Martino di Castellamare di Stabia, che attraverso società intestate a sé stesso o ad appositi amministratori di società compiacenti, disposti a fungere da collettori per il trasferimento dei proventi della corruzione e ad emettere false fatture, sarebbe riuscito moltiplicare la catena dei subappalti.
Come emerge dall’ordinanza del gip napoletano, i falsi flussi finanziari sarebbero stati utilizzati anche per creare fondi destinati a finanziare una la sponsorizzazione, con cifre esorbitanti, della squadra di calcio abruzzese del Pescina Valle del Giovenco, di cui sia l’ex amministratore delegato di Selex Stornelli che De Martino hanno rivestito negli anni il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione.
Nell’ordinanza, il gip segnala anche come sia evidente l’intenzione del Ministero dell’Ambiente di affidare la realizzazione del progetto Sistri alla Selex. Un atteggiamento, quello nei confronti dell’azienda del gruppo Finmeccanica, fin troppo indulgente se si pensa all’elenco di decreti di proroga che, nel tempo, hanno spostato l’entrata definitiva in funzione del sistema di gestione informatizzato dei rifiuti.
Come emerge anche da un dialogo, intercettato dagli inquirenti, tra lo stesso ex ad di Selex Management Service Stornelli e Stefano Carlini, un suo stretto collaboratore. Stornelli è preoccupato dal grave ritardo accumulato nell’adempimento di una fornitura per l’installazione delle delle “black box” e la distribuzione delle pen drive, visto che il referente di Selex al Ministero teme di non avere il tempo sufficiente per predisporre un ulteriore decreto di proroga. Per questo Stornelli sbotta: “Devono mettere nel decreto che chi si segna dopo può avere ancora un certo tempo (per mettersi in regola n.d.r.). Lo decideremo noi quando”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Bongiorno conflitti d’interesse

Fosse per certi leghisti dovrebbe dimettersi pure Papa Francesco. Quindi che c’è da meravigliarsi se ieri si sono svegliati con la pretesa di cacciare dal governo la sottosegretaria Macina, coriacea esponente dei 5 Stelle passata per le armi senza bisogno di processo per lesa maestà

Continua »
TV E MEDIA