Il Cairo non è poi così lontano

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di Gaetano Pedullà

Quando il fuoco cova sotto la cenere l’incendio può scoppiare in ogni momento. Chiedere in Egitto, dove da ieri è il caos. O ai Paesi dove è bastata la leggera brezza della Primavera araba per far cadere regimi apparentemente solidissimi. Per non parlare delle mille lezioni che ci arrivano dalla storia. Questa fiamma, così devastante e fatale, ha da sempre una caratteristica comune: è incredibilmente sottovalutata da chi un giorno ne verrà travolto. Dal Medio oriente all’Italia, anche qui di fuoco ce n’è sotto la cenere. Il fuoco di un disagio che cresce tra i giovani senza lavoro, tra i pensionati ricompensati con pochi spiccioli dopo una vita di sacrifici, tra le famiglie che non arrivano a fine mese. Il disagio di chi vede ancora enormi sprechi nella politica (solo ieri, 53 consiglieri regionali della Campania indagati per abusi nei rimborsi ai partiti), di chi assiste alla schizofrenia delle istituzioni (la Consulta boccia il taglio delle Province), di chi non ne può più di un immobilismo che non dipende solo dalle lobby candidamente scoperte ieri l’altro dal ministro Cancellieri. Il malcontento per ora trasformato in rifiuto elettorale o canalizzato dal movimento di Grillo in un’area di protesta, si sente in ogni angolo di strada. E solo nel Palazzo – parole di circostanza a parte – si continua la vita di sempre facendo finta che non succeda nulla. Con casi tipici nelle monarchie buttate giù dalle piazza. O Re Giorgio Napolitano – come lo chiamano ormai tutti – non è un monarca? Risultato: il Quirinale sordo a ogni tipo di segnale, ieri ha confermato che compreremo i caccia bombardieri F35. Pazienza che con quello che costano ci si potrebbe coprire i costi di Imu, mancato aumento dell’Iva e ce ne resta un pezzo. E pazienza se il Parlamento non è d’accordo. A molti monarchi, d’altronde, i Parlamenti sono sempre stati indigesti. Finché son durate quelle monarchie.