Il caso Regeni resta un mistero, in Parlamento la sinistra chiede una commissione di inchiesta. Per leggere tutti gli atti

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Una commissione parlamentare sulla morte di Giulio Regeni. Per avere strumenti di inchiesta adeguati sul caso, che dopo cinque mesi è molto lontano dalla soluzione. Perché l’Egitto continua a fare fumo. E con il trascorrere del tempo (la scomparsa è avvenuta il 25 gennaio) l’attenzione mediatica rischia di scemare. Sinistra italiana (Si) ha quindi depositato una proposta di legge per istituire una commissione con lo scopo di “accertare le responsabilità relative alla morte, nonché le motivazioni che avrebbero portato a tale omicidio e ricostituire in maniera puntuale le circostanze che hanno portato al suo assassinio”, si legge nel documento depositato alla Camera. “Non è una sovrapposizione con lo splendido lavoro che sta svolgendo la Procura di Roma”, puntualizza il capogruppo alla Camera di Si, Arturo Scotto, nel corso di una conferenza stampa convocata a Montecitorio. “Il nostro è un appello politico, che rivolgiamo a tutte le forze presenti in Parlamento nella speranza di un’apertura e della massima convergenza”, spiega l’esponente dell’opposizione. “Ed è anche un modo di dimostrare la vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni, usando gli unici poteri a disposizione”, gli fa eco Nicola Fratoianni, altro deputato di Sinistra italiana.

COMPITO E FUNZIONAMENTO
La proposta di legge (pdl) prevede che la commissione di inchiesta sia composta da 20 deputati. Con una spesa totale di 50mila euro da mettere nel bilancio della Camera. Tra le funzioni c’è quella “di acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti da segreto”, è scritto nella pdl. Inoltre, la stessa Commissione “stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione ad esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso. Devono in ogni caso essere coperti dal segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari”. Dunque, l’intenzione è quello di affiancare il lavoro svolto dai magistrati aggiungendo un forte segnale politico.

REPRESSIONE D’EGITTO
Scotto è molto duro nei confronti del presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi: “È un Pinochet dell’Africa occidentale”. Con la commissione di inchiesta, il Parlamento potrebbe mettergli pressione e stimolare un confronto in ambito europeo. “Ci attendiamo risposte dagli alleati europei. Serve uno scatto per dire al presidente francese Hollande, che non è il caso di stringere ulteriori accordi commerciali nel settore delle armi con l’Egitto”, incalza Scotto. Che sottolinea un ulteriore aspetto: “In qualsiasi altro Paese d’Europa il Parlamento si sarebbe reso protagonista di un’iniziativa forte. In Italia non è accaduto”. Anche Fratoianni si concentra sul respiro internazionale del caso-Regeni. “Per l’Italia è arrivato il momento di dichiarare l’Egitto un Paese non sicuro. Quante persone devono sparire ancora sotto agli occhi immobili della comunità internazionale?”. E chiude con un ulteriore quesito: “Quanta repressione deve esserci?”.

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di Gaetano Pedullà

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