Il Cav è fuori dai giochi. Eterni guai giudiziari e un partito imploso. Casse vuote, Forza Italia è al collasso. E con Verdini scatta la resa dei conti

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Prima la sentenza di condanna, poi la beffa dei conti del partito che rischiano di far saltare tutto. No, per Silvio Berlusconi non è certo un bel momento, sotto tutti i punti di vista. Durante la “gestione Rossi” Forza Italia ha incassato poco più di 1 milione di euro grazie alle “contribuzioni volontarie” dei parlamentari azzurri e 256mila euro tramite quelle dei consiglieri regionali. Spulciando l’ultimo bilancio chiuso al 31 dicembre del 2014, si scopre che tra le “donazioni’ degli eletti, di privati e società, le casse del partito di Berlusconi hanno beneficiato di 3 milioni 377mila 129 euro, una cifra consistente in tempi di magra, ma in netto calo rispetto all’esercizio passato, quando ammontava a oltre 15 milioni di euro. Nella relazione letta al Comitato di presidenza dell’11 giugno scorso il tesoriere unico, Mariarosaria Rossi commenta: “La raccolta dei contributi ha dato ottimi risultati complessivi attraverso l’enorme impegno nelle iniziative di autofinanziamento in un frangente in cui non è agevole raccogliere finanziamenti”. In particolare, sottolinea la senatrice, i “proventi della gestione caratteristica sono in totale pari a 6milioni 657mila 769 euro”.

I SOLITI PROBLEMI CON LE TOGHE
Insomma, sono ben lontani i tempi delle vacche grasse di una volta. E sul fronte giudiziario el cose non sembrano andare molto meglio. Come annunciato dai suoi difensori, l’ex premier in aula a Bari si è avvalso della facoltà di non rispondere. E quella che doveva essere la giornata del super teste nel cosiddetto “processo escort” (“il teste non vuole essere ripreso”, ha puntualizzato in aula prima del processo il presidente della seconda sezione penale, Luigi Forleo, ndr), si è conclusa con un nulla di fatto. Il Cav compare nella lista dei testimoni presentata dalle difese di Massimiliano Verdoscia e Letizia Filippi, due dei sette imputati finiti alla sbarra con l’accusa di favoreggiamento, induzione e sfruttamento della prostituzione di una ventina di giovani donne che, l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini avrebbe accompagnato nelle residenze di Berlusconi, tra il 2008 e il 2009. Oltre a Gianpaolo Tarantini, imputati nel processo sono anche suo fratello Claudio, Sabina Beganovic, Letizia Filippi, Francesca Lana e gli amici, nonché soci in affari di Tarantini, Pierluigi Faraone e Massimiliano Verdoscia.

LE TRATTATIVE
Infine sul fronte squisitamente politico i tanti nodi da sciogliere, dai rapporti con Denis Verdini al dialogo con Matteo Renzi, stanno creando un vero e proprio ingorgo difficile da risolvere. Tanto che a parlare è il Mattinale, che torna sul caso De Gregorio. “Romano Prodi sostiene che, senza il cambio di schieramento politico, sarebbe tuttora al governo. A parte la mancanza di rispetto verso il popolo che non l’ha certo rincorso per consegnargli la candidatura a premier dopo il fiasco del suo governo del 2008, gli ricordiamo che il voto di De Gregorio non è stato affatto determinante”. No, non è davvero un buon momento per l’ex Cavaliere.

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di Gaetano Pedullà

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