Il congiuntivo è un reato solo se lo sbaglia Di Maio. Subito perdonato il doppio svarione del neo ministro dell’Istruzione Bianchi

PATRIZIO BIANCHI
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Premesso che di errori ne facciamo tutti, però da un ministro dell’istruzione ci si aspetta che non ne faccia o almeno che non ne faccia di così triviali. Sabato 13 febbraio giura il nuovo governo Draghi. C’è l’emergenza pandemia e i ministri nella foto di gruppo se ne stanno ben distanziati. Lo stesso Franceschini, ministro della Cultura, porta una curiosa legatura della mascherina a cuffia ed ha riposto – per l’occasione – i famosi guanti in lattice. Finite le cerimonie scatta la trappola in cui cade il nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, “uomo della bassa”, che non sa resistere al fascino televisivo e rilascia una breve intervista al programma maratona di Mentana, su La7.

“Quando ho capito che sarei diventato ministro? L’ho imparato ieri sera”. Ora “imparare” appare improprio e sarebbe stato meglio usare “l’ho saputo” o similari. Ma la perla è, naturalmente, sul congiuntivo che è il vero spauracchio degli italiani e non risparmia neppure il ministro dell’istruzione! Infatti dice: “Ho trovato della bella gente, speriamo che faremo tutti bene”, ed utilizza quindi “faremo” invece di “facciamo”. Mentana che era già trasalito al primo termine, in realtà dialettale, al secondo si trattiene, ma fa smorfie di disagio.

Pessimo esordio grammaticale dunque, ma pochi giornali ne parlano. A parte Mentana che era in diretta, e Libero e Il Giornale, i giornaloni tacciono imbarazzati che un ministro del governo Draghi, per di più dell’Istruzione, possa cadere sulla buccia di banana del congiuntivo, come un Di Maio qualsiasi. Appunto, veniamo a Di Maio. Vi ricordate quello che fecero i giornali e le tv quando gli capitò di sbagliare qualche congiuntivo? La notizia fu in prima pagina per giorni con la differenza che lui non era il ministro dell’istruzione, cioè colui il quale incarna nell’immaginario collettivo la correttezza grammaticale della nazione.

Due pesi e due misure? Si direbbe proprio di sì. Questa partigianeria dà un po’ la misura della qualità dell’informazione: se si tratta di un “nemico” lo si distrugge e lo si espone alla gogna mediatica, se invece ad incappare nell’errore è un “amico” si glissa, con l’aggravante – come detto – che si tratta di un ministro dell’istruzione pubblica. Quindi lode a Mentana che almeno non se l’è sentita di far finta di niente sia pur in una diretta televisiva a cui assistevano milioni di persone. Resta il dubbio sugli altri che hanno minimizzato se non taciuto.

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