Il Consiglio Ue prende tempo. Ma l’Italia segna un punto. Svolta sul fondo per la ripresa. Conte soddisfatto parla di progressi impensabili fino a pochi giorni fa

di Laura Tecce
Politica

Tempo, è questa la parola chiave. In una situazione di emergenza sarebbe necessario agire velocemente ma “per la mutualizzazione del debito si dovrebbero modificare i trattati e questo richiede tempo (appunto) e il coinvolgimento dei parlamenti nazionali”. Lo aveva ribadito, come se ve ne fosse stato bisogno Angela Merkel, parlando al Bundestag, poco prima del Consiglio europeo di ieri, che come ampiamente anticipato da La Notizia, alla fine ha demandato alla Commissione la questione principale: il piano Recovery Fund, un fondo temporaneo e mirato per la ripresa che insieme al pacchetto di iniziative già previste dall’Eurogruppo – piano Bei, Sure e Mes (sì, c’è anche il Mes), che dovrebbero essere operative per il primo giugno – è destinato a mobilitare le risorse necessarie per ridare slancio alle economie colpite dalla crisi: in tutto si parla di oltre 300 miliardi di euro.

La buona notizia, e non è poca cosa rispetto a delle premesse, è che i bond previsti dal piano Recovery ci saranno ma, sebbene il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, in conferenza stampa lo abbia definito “urgente e necessario”, il punto è che il Fondo sarà agganciato al prossimo bilancio Ue pluriennnale (2021-2027). Emmanuel Macron (che il piano lo ha ideato e proposto) dal vertice si aspettava evidentemente qualcosa di più immediato, e ha ammesso che “il disaccordo fra gli Stati permane”. Più ottimista invece il nostro premier Giuseppe Conte che ha così commentato l’esito del summit Ue: “Grandi progressi, impensabili fino a poche settimane fa, all’esito del Consiglio appena terminato: i 27 Paesi riconoscono la necessità di introdurre uno strumento innovativo, da varare urgentemente, per assicurare una ripresa europea che non lasci indietro nessuno. La Commissione lavorerà in questi giorni per presentare già il prossimo 6 maggio un Recovery Fund che dovrà essere di ampiezza adeguata e dovrà consentire soprattutto ai Paesi più colpiti di proteggere il proprio tessuto socio-economico”.

Fatto sta che rimane scoperta una questione fondamentale: come far sì che il denaro europeo del Recovery possa arrivare nel tessuto dell’economia già quest’anno, senza aspettare il nuovo quadro di bilancio. Già adesso (e per tutto il 2020 il trend sarà inevitabilmente quello) l’economia dell’eurozona sta perdendo almeno un migliaio di miliardi di euro di fatturato, secondo le stime del Fondo monetario internazionale. Significa che almeno tre milioni di piccole imprese rischiano di scomparire prima che il quadro di bilancio Ue entri in vigore. Inoltre, il Consiglio europeo non risolve altre questioni prioritarie, in primis l’entità di queste risorse: anche in questo caso è stato rimesso alla Commissione il mandato di analizzarne il fabbisogno per sostenere la ripresa. E, particolare fondamentale, non si è trovato l’accordo su come finanziarle, se con sussidi a fondo perduto (come vorrebbe la Francia, da qui il disappunto di Macron) o prestiti da restituire (opzione auspicata da Germania e Olanda).

Ovviamente la posizione francese ricalca quella italiana: “L’emergenza sanitaria è diventata molto presto economica e sociale. Ma adesso stiamo affrontando anche un’emergenza politica”, ha sottolineato Conte. “La dotazione del Recovery Fund dovrebbe essere di 1.500 miliardi e fornire prestiti a fondo perduto agli Stati”. Secondo von der Leyen, gli “investimenti devono essere anticipati e deve esserci un giusto equilibrio tra sovvenzioni e prestiti”. Se l’Europa vuole davvero sopravvivere un compromesso va certamente trovato. Non può passare la linea che come Frau Merkel ordina, così l’Ue esegue.