Il conto salato per i profughi lo pagano i Comuni. In 5 anni il carico sugli Enti locali è esploso, togliendo risorse per i servizi

di Stefano Sansonetti
Cronaca

Gli sbarchi di migranti, seguendo i successi rivendicati dall’ex ministro Marco Minniti e dai suoi seguaci, saranno pure diminuiti. Ma la vera “bomba” immigrazione ancora tutta da disinnescare è quella dei soggetti attualmente ospitati nella varie strutture gestite da prefetture e Comuni (Cas, Cara, Sprar). Sul punto, a stare agli ultimi dati aggiornati, l’allarme leghista sembra giustificato. A fine 2015, quando già si parlava apertamente di crisi nella gestione del fenomeno, in Italia c’erano circa 100mila migranti ospitati nei vari centri. Nel marzo del 2017, uno degli ultimi aggiornamenti dell’epoca Minniti, il numero era salito a 176mila. Oggi siamo a quota 180mila, con un nettissimo incremento degli immigrati gestiti dal circuito Sprar (quello che fa capo ai Comuni): basti pensare che nel giro di cinque anni sono saliti da poche migliaia a ben 38mila.

La cifra, in particolare, è stata fornita ieri durante un’intervista a Radio Rai 1 da Daniela Di Capua, attuale direttrice del circuito Sprar. La quale ha peraltro confermato che in media un migrante continua a costare circa 35 euro al giorno. Certo, ha precisato la funzionaria, l’accoglienza diffusa dei Comuni tiene botta e può essere considerata un modello. Ma è chiaro che l’onere pubblico per mantenere 180mila individui si manitiene a livelli altissimi. Con l’altra faccia della medaglia, come spesso sottolineato dall’attuale capo del Viminale, Matteo Salvini, costituita dal business plurimiliardario per coop bianche, rosse e arciconfraternite.