Il Coronavirus frena in tutta Italia tranne in Lombardia. Da lunedì la Fase 2 differenziata sarà inevitabile

di Laura Tecce
Politica

Ad usare toni finalmente incoraggianti è stato ieri mattina dai microfoni di RadioDeejay il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri: “Io penso che possiamo essere fiduciosi dobbiamo ancora aspettare qualche giorno per vedere se c’è una ripresa dei contagi ma fino ad ora i numeri sono dalla nostra parte”. Anche ieri, infatti, il trend è stato positivo: il rapporto tra nuovi casi e tamponi effettuati ha fatto registrare un nuovo minimo da inizio epidemia, 1,4%, cioè un positivo ogni 73 tamponi fatti. Le regioni iniziano già a pianificare la riapertura delle attività dopo due mesi e mezzo circa di chiusura forzata ed è ancora Sileri ad annunciare che molto probabilmente dal primo giungo sarà permesso anche lo spostamento fra regioni diverse.

APERTURE DIFFERENZIATE. In ogni caso lunedì prossimo la ripartenza non sarà omogenea su tutto il territorio nazionale. Come richiesto in più occasioni nel corso dei vari incontri fra Palazzo Chigi e i governatori, saranno questi ultimi a decidere cosa e quando riaprire, in base sia alle indicazioni ministeriali e alle linee guida dell’Inail, sia in base alle esigenze del territorio. Le differenze infatti continuano ad esserci, e anche esaminando i numeri forniti ieri dalla Protezione civile emerge che il 52% dei nuovi casi di contagio è in Lombardia, che resta ancora oggi l’epicentro italiano della pandemia, con un numero di decessi purtroppo alto: nelle ultime 24 ore sono stati 111. Per questo la giunta del Pirellone intende andarci con i piedi di piombo: “La scelta su quali attività potranno riaprire verrà fatta dopo un’analisi attenta della situazione e quelle che sono le garanzie sanitarie”, ha spiegato Attilio Fontana. “Noi faremo un ampliamento delle aperture nel caso in cui ci sia la certezza sanitaria ma anche tenendo conto della situazione economica. Dobbiamo trovare un equilibrio tra le due necessità”.

RIPARTENZA TOTALE. Molto diversa la situazione in Friuli Venezia Giulia dove il presidente Massimiliano Fedriga vorrebbe arrivare al 18 maggio con un pacchetto di novità che riguarda non solo i proprietari di bar, ristoranti e parrucchieri, ma anche per tutti gli abitanti della regione. Fatte salve le norme sul distanziamento sociale, probabile che da lunedì non vi saranno più limiti di alcun genere su chi incontrare, congiunti o non congiunti. Spinta in avanti anche in Emilia Romagna, che si prepara a riattivare dopo lo stop non solo la macchina del commercio ma anche quella turistica – settore trainante per gran parte del territorio -, con il governatore Stefano Bonaccini che ha già predisposto un protocollo per la riapertura degli stabilimenti balneari, con una superficie di 12 metri quadrati per ogni ombrellone e l’obbligo di ordinare i pasti dall’ombrellone, senza recarsi al punto di ristoro.

Anche nel Lazio alcuni comuni hanno già disposto la riapertura degli arenili, ma principalmente per lo svolgimento dell’attività fisica mentre il via libera alla balneazione, sempre osservando le norme di distanziamento, sarà dato prossima settimana in Liguria. Il presidente Giovanni Toti, del resto, è stato uno dei portavoce più “intransigente” nella richiesta delle amministrazioni regionali esponendosi sempre in prima persona per chiedere maggiore libertà di scelta rispetto a Roma.