Assunzioni a rischio. Galan frena la Carrozza e boccia il decreto

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di Vittorio Pezzuto

Giancarlo Galan promette battaglia. Battaglia liberale. Il presidente della Commissione Cultura della Camera fra pochi giorni inizierà a lavorare come relatore di maggioranza del decreto Carrozza sull’istruzione. Peccato che non condivida nulla del testo approvato in Consiglio dei Ministri. La sua critica si estende peraltro allo stesso strumento utilizzato: «La Costituzione prevede che il ricorso al decreto-legge sia giustificato da situazioni di comprovata necessità e urgenza. Non era questo il caso, così come in altre cento occasioni precedenti. È l’ennesima dimostrazione che il nostro meccanismo istituzionale non funziona. Tra l’altro giudico inquietante la tendenza di ogni ministro dell’Istruzione a smontare ogni volta quanto fatto dal suo predecessore, senza lasciare alla scuola il tempo necessario perché le nuove regole si sedimentino. Sembra che in ciascuno prevalga la smania di lasciare una traccia del proprio passaggio con una legge che porti la sua firma».
La copertura a questo decreto – 470 milioni di euro – è stata trovata grazie all’aumento delle accise sugli alcolici (dal 10 ottobre) così come delle imposte di registro, ipotecaria e catastale (dal 1 gennaio).
«L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno sono nuove tasse. Mi batterò perché le risorse vengano trovate nella maniera opposta: attraverso tagli alla spesa pubblica. Non mi sorprende che il Pd rivendichi questo decreto come una sua vittoria, cercando così di bilanciare il successo che il Pdl ha ottenuto con l’abolizione dell’Imu. Si tratta di un caso emblematico che spiega benissimo la differenza insanabile tra statalisti e liberali: loro pensano di dare felicità con uno Stato sempre più forte e aumentando le tasse, noi crediamo invece nella liberazione dei cittadini dallo Stato oppressivo e vorace».
È stato abolito il bonus maturità nelle stesse ore in cui venivano sostenuti i test di ammissione alla Facoltà di Medicina. Bella mossa.
«Proporrò una proroga per quest’anno della validità del bonus, al fine di evitare i ricorsi a valanga degli esclusi. Altrimenti tuteliamo solo gli interessi degli avvocati amministrativisti».
Il decreto non muove un euro per dare alle famiglie la concreta possibilità di scelta tra scuole statali e scuole paritarie. E dire che queste ultime costano molto di meno alle casse pubbliche.
«Si è persa un’altra grande occasione. A sinistra restano convinti che statale sia bello per definizione. Una perversione ideologica che ha portato a un aumento smisurato delle spese».
Si ribadisce così un modello di scuola che sembra ritagliato per garantire il presente agli insegnanti ma non un futuro agli studenti.
«Mi pare evidente. Questo testo, molto di sinistra, è stato costruito in accordo con i sindacati guardando alle esclusive esigenze dei lavoratori precari. Assistiamo all’ennesima informata di migliaia di insegnanti, senza alcuna valutazione preventiva e individuale delle loro qualità professionali. In questo modo il merito non trova casa nella scuola. E non vi è alcuna traccia del principio liberale per cui l’investimento segue lo studente. Qui si ribadisce semmai la costrizione del ragazzo al modello d’istruzione impostogli dallo Stato. Nel decreto Carrozza ritrovo solo lo spirito dei tempi di Cirino Pomicino, che alla vigilia delle elezioni decise di aumentare di uno sproposito lo stipendio degli insegnanti».
Nel 1994 Forza Italia aveva promesso il buono-scuola alle famiglie…
«Non ce l’abbiamo fatta, ce lo hanno impedito i burocrati ministeriali».
Bella scusa, per un partito che garantiva la rivoluzione liberale.
«Ha ragione, abbiamo commesso molti errori. Però quand’ero governatore del Veneto ho fatto approvare una legge che concede alle famiglie un buono scuola spendibile dove meglio preferiscono».
Presidente, il decreto Carrozza non s’ha quindi da votare?
«Confido in miglioramenti».
E se restasse così com’è?
«Mah, vedremo. Con la sinistra, sull’istruzione e su molto altro, abbiamo idee ontologicamente inconciliabili. Mi consolo con la certezza che queste larghe intese prima o poi finiranno».

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