Il governo del cambiamento ha la fiducia del Senato. Ora tocca alla Camera. Dai tagli ai privilegi della politica allo stop al business dei migranti. Per Conte 171 voti favorevoli

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il governo guidato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ottenuto ieri la fiducia al Senato, con 171 voti favorevoli, 117 contrari e 25 astenuti. È una maggioranza di poco superiore a quella che avevano al Senato i due governi che hanno preceduto quello sostenuto da Lega e Movimento 5 Stelle, cioè i governi Gentiloni e Renzi, che contavano su 171 senatori.

Oggi il dibattito sulla fiducia al nuovo Governo prosegue alla Camera. A partire dalle 15,45 la replica del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e le dichiarazioni di voto. Dalle 17,40 l’appello nominale per il voto di fiducia.

Cambiamento. È questa la parola chiave del discorso programmatico del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. E’ sul cambiamento, che il neo premier ha chiesto il voto di fiducia al Senato e alla Camera.

“Sono qui per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo, ma anche di un progetto per il cambiamento dell’Italia”, ha spiegato Conte che ha ricordato: “Abbiamo apportato un cambiamento radicale del quale siamo orgogliosi: rispetto a prassi che prevedevano valutazioni scambiate nel chiuso di conciliaboli tra leader politici, perlopiù incentrate sulla ripartizione di ruoli personali e ben poco sui contenuti del programma, noi inauguriamo una stagione nuova”. Il primo vero cambiamento, forse, è proprio rappresentato dalla sua figura: “Come è noto, non ho pregresse esperienze politiche. Sono un cittadino che, in virtù dell’esperienza di studio e professionale maturata, si è dichiarato disponibile, nel corso della campagna elettorale, ad assumere eventuali responsabilità di governo con una delle due forze politiche”, ha affermato Conte, che ha promesso: “Il cambiamento non sarà solo nelle parole e nello stile, ma soprattutto nel metodo e nei contenuti”.

Tra le  “preoccupazioni” del governo ci saranno “i diritti sociali, che nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente smantellati con i risultati che conosciamo: milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di sofferenti”. Il presidente del Consiglio parte dal lavoro e dal reddito di cittadinanza: “vogliamo costruire un nuovo patto sociale trasparente ed equo, fondato sulla solidarietà ma anche sull’impegno, consapevoli che solo con la partecipazione di tutti allo sviluppo del Paese potremo garantire un futuro di prosperità anche ai nostri figli. L’obiettivo del governo è assicurare un sostegno al reddito a favore delle famiglie più colpite dal disagio socio-economico”.

Sul tema dell’immigrazione ha assicurato: “metteremo fine al business, cresciuto a dismisura sotto il mantello di una finta solidarietà” e su quello della sicurezza “combatteremo la corruzione con metodi innovativi come il ‘daspo’ ai corrotti e con l’introduzione dell’agente sotto copertura”. Sul piano internazionale Conte ribadisce “la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato” ma “con un’apertura alla Russia” e che porterà in Europa “i temi per un adeguamento della sua governance”. Tra i cavalli di battaglia del M5S, dalla sua nascita, c’è il taglio ai costi della politica, tema che viene ripreso anche nel discorso programmatico di Conte “la lotta ai privilegi della politica e agli sprechi non è una questione meramente simbolica, occorre operare un taglio alle pensioni e ai vitalizi dei parlamentari, dei consiglieri regionali e dei dipendenti degli organi costituzionali, introducendo anche per essi il sistema previdenziale dei normali pensionati”.

E infine al parlamento ha chiesto“di esercitare le prerogative di opposizione in modo costruttivo e leale. Le istituzioni non sono il patrimonio di una sola forza politica ma sono la casa di tutti gli italiani e segnano la qualità del nostro ordinamento giuridico e del nostro vivere civile – conclude Conte -. Una opposizione anche ferma, ma leale e costruttiva è il sale della dialettica politica e serve per il buon funzionamento dell’’istituzione parlamentare’ e dell’intero sistema democratico”. Un passaggio che provoca reazioni polemiche dai banchi del Pd e un Conte che veste i panni del professore e redarguisce un senatore che lo contesta: “Non è così che si afferma la centralità del Parlamento”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

Continua »
TV E MEDIA