Il doppio gioco di Alfano

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di Lapo Mazzei

Probabilmente Matteo Renzi è davvero convinto di avere la soluzione in tasca per tutti i problemi. Grandi e piccoli. Compreso quello per la formazione del nuovo governo. Che doveva essere una passeggiata di salute mentre, con il passare delle ore, si va trasformando in una sorta di via Crucis. Togli un ministro, aggiungi un sottosegretario. Sposta un nome, incassa l’ennesimo rifiuto. E poi i desiderata del Colle, i vorrei di Mario Draghi, le impuntature delle dive del reame renziano in lotta fra loro, per finire con i Niet di Angelino Alfano. E proprio questa casella del calvario rischia di far saltare la tabella di marcia stilata dal presidente del Consiglio incaricato. Che, da buon centometrista, vorrebbe arrivare al traguardo in orario, come i treni di mussoliniana memoria, anche a costo di dover affrontare una partenza ad handicap.

Tensioni sottotraccia
Fuor di metafora significa che Renzi potrebbe presentare la squadra di governo, perché i nodi da sciogliere sono solo e soltanto quelli relativi alle poltrone e non certo il programma, con qualche casella in meno rispetto al quadro di partenza, in modo da non cedere al ricatto dei piccoli della coalizione. Un esercizio di stile alquanto rischioso, tanto che Silvio Berlusconi è convinto di andare al voto già fra un anno, ma pur sempre adattabile al momento. Che resta pur sempre dei peggiori, sotto il profilo economico. Non a caso uno dei ministeri in bilico, attorno al quale si gioca la partita vera, riguarda il dicastero di via XX Settembre. Se il nome piazzato a capo dell’Economia dovesse risultare sgradito a qualcuno è chiaro che l’avvio dell’esperienza di governo di Renzi finirebbe per porsi su di un piano inclinato, facendo già balenare all’orizzonte lo spettro delle urne anticipate. Secondo fonti parlamentari di maggioranza, per l’Economia ormai sarebbe una corsa ristretta a due nomi: Guido Tabellini e Pier Carlo Padoan. Per un po’ era circolata anche la “candidatura” del Dg di Bankitalia Salvatore Rossi. Dal totoministri per viale XX Settembre sarebbe, quindi, uscito definitivamente Graziano Delrio. Il ministro uscente delle Regioni continua a essere dato per certo alla presidenza del Consiglio come sottosegretario. Nodo sciolto? Forse, perché, per ora le voci sono solo voci. E non certezze.
Il fatto stesso che ieri sera ci sia stato bisogno di un supplemento di vertice di maggioranza, anzi una vera e propria appendice con l’obiettivo di fare chiarezza, tra il presidente del Consiglio incaricato e il leader dell’Ncd, la dice lunga di quanto siano elevate le tensioni. E le stesse fibrillazioni interne al partito di Angelino Alfano, nella consapevolezza di giocarsi l’occasione della vita, sono la prova evidente del fatto che il decisionismo renziano deve necessariamente fare i conti con la realpolitik degli alfaniani.

Partita a poker
Stando alla tesi più accreditata, raccolta nei corridoi della politica romana, il punto di rottura resta sempre quello del Viminale e il ruolo di Alfano. Le voci di dentro raccontano che i renziani rivendicherebbero per sé un ministero chiave come quello e questo avrebbe spinto il Nuovo centrodestra a puntare i piedi.
In Transatlantico, a Montecitorio, circolano due versioni. Secondo alcuni ad Alfano sarebbe stato offerto un ministero di peso in alternativa agli Interni, ma lui non cederebbe di un millimetro. Secondo altre indiscrezioni la trattativa si sarebbe incagliata sulla presenza del leader di Ncd nella squadra di palazzo Chigi: i renziani, infatti, che spingono per il cambiamento non vorrebbero che questo appaia come un governo targato Renzi-Alfano. Nessun problema, invece, per Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin: i due sarebbero confermati.
La verità, dicono all’unisono i renziani, è che Renzi non vuole che il suo governo sia solo una bella copia di quello di Enrico Letta. Deve essere qualcosa di radicalmente nuovo. Il suo progetto ha bisogno di velocità e di mosse a sorpresa. Dunque la partita a poker con Angelino, l’uomo che da questo cambio di marcia ha più da perdere, rappresenta un fastidio, un accidente sul percorso che porta alla gloria. Non a caso le difficoltà che stanno ostacolando la marcia trionfale del segretario del Pd vengono monitorate con attenzione da Forza Italia, “saldamente all’opposizione” ma anche disponibile a collaborare sulle riforme, come ribadito da Silvio Berlusconi dopo l’incontro con Renzi. Una mano tesa che non fa dormire Alfano. Un’altra ragione per tenere sulle spine il premier incaricato.