Il fiasco di Immuni, colpa dei negazionisti e non solo. L’App per tracciare i positivi è stata poco scaricata per le fake dei complottisti. Senza contare i malfunzionamenti

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Domenico Arcuri, commissario all’emergenza Covid, alla fine ha ammesso che la app Immuni per cellulari non ha funzionato. Immuni è una applicazione voluta dal ministero della Salute e realizzata dalla società Bending Spoons, che significa “piegando cucchiai” con riferimento esoterico (poco azzeccato) al film Matrix del 1999 con Keanu Reeves. I motivi dell’insuccesso sono diversi. In primis c’è il fatto che Immuni è stata poco scaricata, solo da 10 milioni di persone e per funzionare bene occorre un numero molto più alto. Ma perché è stata poco scaricata? A causa del terrorismo dei no mask no vax e negazionisti in genere che hanno diffuso il meme che i dati personali sono sacri.

È vero. Ma perché allora li danno al primo che li chiede su Internet, a partire dai social o al supermercato? Anzi, per essere davvero utile Immuni avrebbe dovuto segnalare in tempo reale i positivi e non dopo (quando lo fa). In ogni caso il messaggio terroristico ha avuto immediato effetto su un popolo arretrato tecnologicamente e poco disposto all’innovazione e al ragionamento razionale come il nostro. Poi, sommato a questo, ci sono stati (e ci sono tuttora) rilevanti problemi tecnici se non tecnologici.

Ad esempio Immuni non funziona bene su tutti i sistemi operativi che comunque devono essere continuamente aggiornati altrimenti l’app restituisce un messaggio di errore. A tutto questo dobbiamo anche aggiungere errori di progettazione. Ad esempio Immuni, utilizzando la tecnologia Bluetooth, segnala contatti positivi quando sono separati da un muro che per le onde radio ovviamente non esiste. Ci sono poi stati diversi casi di segnalazioni di contatti con positivi giunti dieci giorni dopo il che genera non poca ansia e confusione in chi dovrebbe invece aiutare e cioè il cittadino.

Questi ritardi e malfunzionamenti hanno poi impedito di tracciare i contatti e quindi si è perso il conto, obiettivamente anche quello manuale a causa dell’altissimo numero di casi non previsti nella seconda ondata. C’è da chiedersi come mai in Italia, dove c’è addirittura un ministero dedicato alla Tecnologia si sia sentito il bisogno di affidarsi ad una società privata sconosciuta. Bastava farla fare ad un gruppo di fisici e tutto sarebbe andato a posto. Forse si è ancora in tempo per aggiustarla ma resta comunque una occasione importante sprecata.