Il Fisco marca stretto i paradisi fiscali dei calciatori

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di Marcel Vulpis

Un primo terremoto ha scosso, nella mattinata di ieri, il mondo del pallone, dopo il blitz della Guardia di Finanza nelle sedi di 41 club di calcio professionistici (di cui 18 di A e 11 di B). L’operazione condotta dal nucleo di polizia tributaria della GdF di Napoli, su mandato della procura campana, ha coinvolto tra l’altro 32 nuclei provinciali del corpo militare. L’obiettivo degli inquirenti è confermare le ipotesi di reato, che vanno dalla associazione a delinquere per evasione fiscale, all’emissione di fatture false, passando per il riciclaggio ed operazioni di “estero-vestizione”. Quest’ultimo aspetto è il punto cruciale dell’intera operazione. La Guardia di Finanza intende scovare possibili attività di elusione ed evasione, finalizzate alla creazione di “tesoretti” (da parte di dirigenti di club, procuratori e calciatori professionisti) all’estero, con particolare attenzione ai paradisi fiscali e alla creazione di residenze fittizie.
C’è da capire, se dopo questo blitz, che ha scatenato l’attenzione dei media, si arriverà ad una serie di arresti anche illustri, o se come è successo già negli anni passati, i procuratori ed i calciatori coinvolti vedranno cadere, nel tempo, tutti i capi di accusa (con l’archiviazione dell’indagine penale), con, al massimo, il patteggiamento di una pena pecuniaria davanti alla procura federale. In caso contrario ci troveremmo di fronte alla più vasta operazione di “tracciabilità” di conti correnti mai compiuta, fino ad oggi, nel mondo del calcio. Non è difficile infatti seguire i flussi di denaro tra calciatori, procuratori e club, perchè tutto, secondo le regole attuali, deve essere certificato. Il contratto d’acquisto di un calciatore, per esempio, deve passare il controllo in Federazione da parte degli organi preposti ed eventuali pagamenti a società offshore possono essere rintracciati in tempi brevi. Evasione, fondi neri e riciclaggio sono fenomeni molto frequenti nel mondo dello sport (non solo professionistico) e lo scandalo del Calcioscommesse, che ha occupato le pagine dei giornali, nelle ultime due estati, è la conferma di questa tesi.
I compensi dei procuratori e dei calciatori operanti in Italia dovrebbero rimanere su rapporti bancari “domestici”; l’eventuale presenza di residenze in paradisi fiscali, o, peggio ancora, il passaggio di denaro attraverso società dai nomi esotici (lontane dai radar del fisco italiano) sono segnali di possibili “estero-vestizioni” per mascherare una concreta evasione. Ipotesi che, in questo momento, pesano come macigni sul nostro sistema-calcio e che toccherà alla GdF e alla procura di Napoli esaminare per arrivare ad un’archiviazione, o, piuttosto, ad un nuovo capitolo di questa saga, con eventuali arresti e conferma dei reati di associazione a delinquere per evasione fiscale.