Il fronte del No è una montatura. Inarrestabile solo per i media. Parla il sondaggista e docente universitario Baldassari: “In corso un bombardamento mediatico contro i 5S”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

“È in corso un bombardamento mediatico che sta dipingendo il fronte del No ben più forte di quanto non lo sia in realtà”. Ad affermarlo è Roberto Baldassari, direttore generale di lab21 e professore di strategie delle ricerche di mercato e di opinione di Roma 3, che stronca sul nascere le ricostruzioni che circolano nei talk show e sui quotidiani.

Su giornali e tv, chi vuole votare contro il referendum sul taglio dei parlamentari acquista sempre più visibilità tanto che – stando a quanto viene raccontano – sembra essere largamente in vantaggio. Ci dica la verità, quant’è forte il fronte del No?
“Non molto. Il fronte del Si, ossia quelli favorevoli al taglio, è quasi al 70% quindi il No si ferma al 40%. Quello a cui assistiamo in questi giorni è una spinta mediatica che non necessariamente si riconosce nelle scelte dell’elettorato e così stiamo assistendo a una campagna elettorale un po’ anomala. Non vediamo un approccio bipartisan o quanto meno non ne vediamo uno completamente equidistante. Secondo la nostra ultima rilevazione, a causa del bombardamento degli ultimi giorni ci sono state oscillazioni nelle intenzioni di voto tanto che il Si ha perso quasi il 5% ma resta saldamente in vantaggio”.

Tuttavia al voto mancano ancora 26 giorni. Quanto sposterà questo continuo tam tam su giornali e talk show?
“È una bella domanda perché ci sono molte variabili in gioco. C’è da chiedersi quante persone, ad esempio, si metteranno in fila per votare al netto dell’emergenza covid-19 e quante rinunceranno ad un weekend di fine estate e per questo noi studiosi ci aspettiamo un’affluenza in calo. Riguardo al martellamento mediatico a cui è sottoposta l’opinione pubblica, credo che sia destinato a diminuire perché si avvicinano le elezioni comunali e regionali che, inevitabilmente, catalizzeranno le attenzioni della politica e per questo non credo che basterà a ribaltare la situazione”.

In questi giorni i partiti tradizionali sembrano in confusione eppure tutti dicono che a rischiare in questa tornata referendaria sia il Movimento. Cosa ne pensa?
“Gli unici che hanno espresso una posizione senza se e senza ma sono i 5 stelle. Tutti gli altri partiti che spostano l’opinione pubblica, ad oggi, non hanno fornito alcuna indicazione di voto netta. Una diffusa indecisione che, però, sta favorendo il Movimento che ha ritrovato la sua compattezza e proprio da questa può ripartire e recuperare consensi. Il Pd ha deciso cosa fare? E i partiti di destra hanno espresso una posizione? Guardi qualcuno sta provando a fare campagna elettorale in una maniera quantomeno non convenzionale, ossia senza dire chiaramente ai propri elettori di votare no ma mandando avanti, su talk show e tribune politiche, chi esprime la loro idea”.

C’è da chiedersi se i media siano consapevoli di questi giochetti o meno.
“Francamente penso che sia difficile pensare che siano del tutto ingenui. La realtà è che per il dibattito mediatico deve esistere un Si e un No ma al momento c’è solo un partito che si è espresso. Per questo il giornalista ha il dovere di fare l’avvocato del diavolo cercando di far emergere le posizioni ancora rimaste inespresse e mantenere la posizione del No. Però c’è anche un’altra giustificazione possibile per questo atteggiamento perché la realtà potrebbe essere che il partito contrario non c’è in quanto non può esprimere questa posizione pubblicamente, essendo in campagna elettorale, e così lo fa dire a qualcuno a lui vicino”.

Nei giorni scorsi alcuni editorialisti si sono sbilanciati dicendo che l’esito del referendum, in caso di vittoria del No, avrà ripercussioni sul Movimento e sull’Esecutivo. Crede a questa eventualità o è fantapolitica?
“Non ci credo perché il Movimento farebbe lo stesso errore che ha fatto, nel 2016, Matteo Renzi in quanto non c’è alcuna legge che obbliga alle dimissioni in caso di esito sfavorevole al referendum. Ma c’è di più perché se anche vincesse il No con il 60%, allora il Sì di cui i 5 stelle sono l’unico sostenitore convinto avrebbe il 40%. Con questo risultato come si può parlare di morte del Movimento? Anzi le dirò di più, sarebbe comunque un risultato straordinario perché andrebbe oltre l’elettorato di riferimento che oggi è tra il 15 e il 18% e che all’apice è arrivato al massimo al 30”.