Il fuoco del Nazareno arde ancora. Renzi lancia messaggi a Berlusconi: gli serve una mano per arrivare i 5 Stelle al Governo

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Ormai siamo all’artiglieria pesante. Il tempo corre e il 4 dicembre è dietro l’angolo. E quindi Matteo Renzi ha deciso di calare l’asso nascosto nella manica: rievocare il patto del Nazareno. Silvio Berlusconi, appena due giorni fa, aveva teso ancora una volta la mano al rottamatore fiorentino, dicendosi disponibile a un tavolo per approvare una legge elettorale in caso di vittoria del No al Referendum. Parole alle quali il presidente del Consiglio ha risposto ieri nel corso del videoforum su La Stampa con un “No, il giorno dopo (Berlusconi) ci trova Grillo e Massimo D’Alema, non il sottoscritto”. Frase di rottura? In realtà, il messaggio recapitato al leader di Forza Italia può essere letto in modo diverso. Dietro il significato letterale delle parole c’è l’ammissione di un aiuto reciproco che entrambi possono darsi .
Amore clandestino – Gioco delle parti, insomma, Berlusconi può uscire allo scoperto, definendo il premier “l’unico leader vero dentro alla politica”, il segretario dem, invece, non può permetterselo. Deve far credere di riuscire a tenere clandestino un rapporto che può aver subito degli scricchiolii (il leader azzurro non ha mai digerito di essere stato tagliato fuori dalla scelta del nome di Mattarella per il Quirinale) ma rimane ben saldo.  Comunque,  il segnale di fumo ad Arcore è arrivato. Ed è questo ciò che interessa a Renzi, che ha investito tutto sul 4 dicembre.  Il gioco, in fondo, è lo stesso che l’inquilino di Palazzo Chigi ha portato e continua a portare avanti con l’Europa. La voce grossa e le minacce di veti per portare a casa in teoria maggiore flessibilità e in pratica più Sì sulla scheda referendaria, infatti, sono  tutta  strategia. Anche ieri un pensierino per l’Ue il presidente del Consiglio l’ha avuto: “La priorità è aprire una grande fase di cambiamento in Europa – ha detto – se vince il Sì saremo il Paese più stabile e potremo dare le carte”. Ma non è l’unico messaggio che ha recapitato ieri. E così nel mirino sono finiti i cinque ex premier “che per anni ci hanno parlato di  riforme e non le hanno fatte. Se gli italiani vogliono affidarsi a loro, prego, si accomodino”.
Tatticismi – Non senza fare leva, nel caso di una vittoria del No, sullo spauracchio di un eventuale governo tecnico, ricordando come nell’ultimo a guida Mario Monti “le tasse salirono”: la carta fisco, si sa, può portare acqua alla campagna del Sì. E si sposa bene con i segnali mandati già con la manovra economica all’esame delle Camere.  A sette giorni dal voto, comunque, l’eventualità di una sconfitta, Renzi l’ha messa in conto, evocando addirittura il passaggio della campanella: “Io non sto lì a vivacchiare”, ha sottolineato, “Passerò la campanella con un sorriso e un abbraccio a chiunque sia”. Anche questa è tattica che può aiutare a esorcizzare il peggio, ma potrebbe rivelarsi un’esca per gli indecisi. In questa partita, insomma, non si butta via niente.