Il giorno degli Stati Generali. Si decide il futuro dei Cinque Stelle. Via ai tavoli online su politica, organizzazione e regole. Domani parola ai 30 oratori e voto sui documenti finali

di Raffaella Malito
Politica

Prova a rifarsi il look il M5S. Agli Stati Generali che partono oggi, a un anno esatto da quando sono stati annunciati nel novembre 2019, i pentastellati cercheranno di recuperare le ragioni e i temi identitari delle origini ma anche di acquisire nuova linfa e nuove motivazioni da forza di governo quale sono ora. In due giorni si tireranno le somme di un processo cominciato un mese fa, nel corso del quale oltre 8 mila iscritti si sono confrontati da remoto in quasi 170 riunioni e mille ore di incontri, in tutte le regioni e tra gli iscritti all’estero. Sabato per tutto il giorno e domenica mattina 305 delegati indicati dai territori si confronteranno on line. Tre i tavoli di lavoro: agenda politica, organizzazione e struttura, principi e regole.

I tavoli lavoreranno separatamente, e nel corso della giornata si alterneranno momenti di plenaria e momenti di suddivisione in piccoli gruppi di lavoro. E verranno esaminati i testi prodotti dai territori. L’obiettivo dei tavoli di lavoro – si legge sul sito degli Stati generali – è la redazione di un documento di sintesi. Dai testi elaborati negli incontri svolti finora – dice Vito Crimi – alcuni argomenti ricorrono sempre: sanità, lavoro, fisco, scuola. Nel pomeriggio di domenica si svolgerà un’assemblea plenaria, sempre in modalità telematica, aperta a tutti e pubblica, in cui interverranno 30 persone sempre selezionate dagli iscritti. Tra i relatori ci saranno Luigi Di Maio, Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Stefano Buffagni, Paola Taverna. Sempre nella giornata di domenica è previsto l’intervento del premier Giuseppe Conte per un saluto, dello stesso Crimi e del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Atteso anche l’intervento di Beppe Grillo.

Dal 16 novembre partirà poi un percorso on line. I documenti conclusivi “saranno sottoposti al voto dell’assemblea degli iscritti da parte del comitato di garanzia che potrà prevedere anche singole votazioni per le questioni su cui si ritiene che debba essere l’assemblea degli iscritti a dover decidere”. La rete avrà sempre l’ultima parola, dice il reggente. Quasi sicuramente sarà messa ai voti la scelta sulla leadership collegiale alternativa a quella del singolo capo politico. “Emerge l’esigenza – dice il viceministro dell’Interno – di dotarsi di una organizzazione strutturata, ma bisogna interrogarsi su quali sono le esigenze e le finalità di questa organizzazione, se l’attuale assetto della direzione politica del Movimento è ancora attuale o va rivisto”. Batte sui temi Crimi: “Dopo gli Stati Generali darò mandato ai coordinatori tematici del team del futuro di avviare una serie di assemblee tematiche da cui far uscire un’agenda del Paese targata M5S”.

Ma sono gli altri due tavoli a infiammare gli animi dei grillini: quello sulla struttura e quello sulle regole. E tra queste ultime brucia il limite dei due mandati. Che i duri e puri vorrebbero riconfermare in linea con le indicazioni che arrivano dai territori. In questo senso è stata mal tollerata l’uscita di qualche giorno fa del viceministro ai Trasporti Giancarlo Cancelleri che ha annunciato di volersi ricandidare alla presidenza della Sicilia. Fa discutere poi la scelta del capo politico di rendere noti i 30 candidati più votati a intervenire domenica, in ordine alfabetico e senza indicazione delle preferenze. Attacca la senatrice dibattistiana Barbara Lezzi: “è il caso di dimostrare immediatamente che il nostro principio di trasparenza non è arrivato al capolinea pubblicando prima di sabato i voti che ogni partecipante ha ricevuto”. A lamentarsi è anche Nicola Morra: “Noi un tempo eravamo quelli dello streaming e della trasparenza”.