Il giovane turco Orfini sta invecchiando. Male. Il renziano in sonno del Pd si schiera contro l’intergruppo. Gli mancano le partite alla Play con l’ex premier e a biliardino con Nobili

MATTEO ORFINI
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Matteo Orfini era il cocco di Matteo Renzi. Era un “Matteo minore”, ma pur sempre facente parte della nobile schiatta dei “Mattei” che annovera anche quello Padano. Ve lo ricordate quando giocava gioioso e gaio al bigliardino alla festa dell’Unità con Luciano Nobili e lo stesso Renzi? La barbetta quasi animata di energia propria e gli occhietti scintillanti come un cherubino al settimo cielo. Sembrano passati anni luce. Eppure Orfini, al momento giusto, riuscì a scaricare il suo anfitrione con cinica nonchalance e se ne restò nel Partito democratico per non sapere né leggere né scrivere.

Però dal Pd continua a tirare frecciatine contro il suo attuale segretario (lui fu incredibilmente presidente e segretario ad interim) sul partito, contro le decisioni della dirigenza, cercando di replicare un giochetto che egli riuscì anni fa. Il giochetto lo fece insieme ad Andrea Orlando, che però è molto più furbo di lui e fa ancora (e di nuovo) il ministro mentre lui è precipitano nell’anonimato. I due infatti furono gli animatori dei cosiddetti “Giovani Turchi” (denominazione utilizzata prima dagli ottomani e poi democristiani con Francesco Cossiga), corrente di minoranza del PD specializzata in rotture degli zebedei all’allora segretario Pierluigi Bersani che alla fine gli cedette prebende ministeriali e di potere. Poi divenne accesissimo fan di Renzi fino alla sua fuoriuscita e all’attuale situazione.

Ora il romano, che passa ore a rimpiangere il potere perduto, non perde occasione di colpire i vertici del suo partito nel tentativo –come detto- di rifare il giochetto dei “Giovani Turchi ai tempi del Covid”, ma dubitiamo che gli riuscirà data l’attuale situazione di estrema stabilità istituzionale. Ieri ha twittato allegro e fringuellante: “Siamo parlamentari del Pd. Pensiamo a rilanciare l’iniziativa del Pd e a farlo uscire da questa assurda subalternità. Intergruppi che guardano al passato hanno davvero poco senso. Pensiamo semmai al futuro”. Insomma una chiamata all’onore del partito “duro e puro” contro ircocervi con i 5 Stelle e Leu.

Infatti, M5S, Pd e LeU costituiscono la maggioranza alla Camera e sono determinanti, come ovvio, al Senato. Quindi l’asse è una mossa intelligente per condizionare le scelte dell’esecutivo, ma Orfini finge di non saperlo e preso da smania rottamatrice ci riprova a risalire la china l’ennesima volta. Si rafforza parimenti l’idea che il Toscano abbia lasciato una apposita Quinta Colonna di “amici” nel Pd, atta a condizionarne l’operato.

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di Gaetano Pedullà

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