Il giudice anticrocifisso sbaglia anche il ricorso

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di Antonio Rossi

La sua battaglia contro il crocifisso gli è già costata il posto di lavoro. Il Csm lo ha messo fuori dalla magistratura. Per il giudice che della battaglia al simbolo della cristianità nelle aule ha fatto una ragione di vita è però ora arrivata un’altra doccia fredda. Il Consiglio di Stato ha cestinato il suo appello. Nonostante sia un magistrato, secondo Palazzo Spada, Luigi Tosti ha sbagliato a fare ricorso, scivolando proprio sulla legge: gli atti contestati li ha impugnati fuori tempo massimo. L’ex giudice del Tribunale di Camerino, da circa dieci anni, sta lottando per far cancellare qualsiasi traccia religiosa dai tribunali italiani. Visto che lo Stato è laico, per Tosti non si può esporre nelle aule il simbolo della cristianità. “Viola il principio di non confessionalità dello Stato italiano, di parità e pari dignità tra le religioni”. Cattolicesimo o no, per l’ex magistrato non sembra una giustificazione neppure il fatto che la penisola ha una storia millenaria caratterizzata dal cristianesimo. Secondo Tosti il crocifisso va tolto e ha sostenuto che quella croce nelle aule di giustizia “viola il suo diritto di libertà religiosa”. Una posizione che portò l’allora giudice ad astenersi da circa 15 udienze nel 2005. Visto che il presidente del Tribunale di Camerino non ci pensò proprio a togliere il crocifisso, Tosti fece poi ricorso al Tar. Il Tribunale amministrativo di Ancona decise di non decidere, sostenendo che competente in materia era il giudice ordinario. Il magistrato fece appello e, mentre nel frattempo Tosti è stato allontanato dal Csm, il Consiglio di Stato si è ora prununciato. Per Palazzo Spada il giudice amministrativo è competente, ma il ricorso inammissibile. Il motivo? E’ stato presentato in ritardo. Sconfitta su tutta la linea per l’ex giudice, che è riuscito a portare a casa un unico risultato positivo, l’assoluzione in Cassazione dall’accusa di interruzione di pubblico servizio, dopo che l’astensione dalle udienze perché disturbato dal crocifisso gli era costata una condanna a sette mesi di reclusione da parte della Corte d’Appello dell’Aquila. “Non si può imporre a nessuno di subire una manifestazione di fede”, sostenne Tosti. I suoi colleghi non sono stati dello stesso avviso e, piaccia o no all’ex giudice, il crocifisso resiste.