Il Governo approva il Recovery Plan da 210 miliardi. Ma soffiano venti di crisi senza un perché. Renzi porta l’Italia nel baratro

GIUSEPPE CONTE
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Iv provoca ancora sul Mes, ma non ostacola, astenendosi, l’approvazione del Recovery plan. Il Cdm chiamato a dare il via libera al Piano di Ripresa e Resilienza arriva alla fine di un’ennesima giornata segnata da tensioni alle stelle. La bomba la sgancia Palazzo Chigi intorno a mezzogiorno: “Se il leader di Iv Matteo Renzi si assumerà la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia, per il presidente Giuseppe Conte sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con il sostegno di Iv”. Un messaggio che non lascia spazio ad equivoci. Il premier vuole uscire dall’angolo dove sembra averlo spinto l’ex Rottamatore e lancia il suo guanto di sfida.

Immediatamente il pensiero corre alla tentazione del premier tante volte accarezzata di sfidare Renzi in aula, ovvero di andare alla conta. Evidentemente nella convinzione che i numeri si troveranno. Pd, M5S e Leu fanno quadrato attorno a Conte anche se con sfumature leggermente diverse. Il Pd vorrebbe tentare l’ultima carta dell’unità con un nuovo programma e un nuovo governo. Un’ipotesi che non sarebbe da escludere se Renzi decidesse di non buttare all’aria tutti i pezzi del puzzle. Dario Franceschini al premier, in un colloquio nel pomeriggio, avrebbe ribadito che il Pd se si costituisse in modo trasparente un gruppo di responsabili, non si metterebbe di traverso. E che i responsabili possano palesarsi al momento giusto, è quanto va ribadendo Goffredo Bettini, che guarda con interesse a Forza Italia.

I pentastellati invece compatti in coro rilanciano il messaggio lanciato da Palazzo Chigi. “Se Renzi si sfila mai più un governo con Iv”, il ritornello non solo del premier ma anche di Luigi Di Maio, Vito Crimi, Alfonso Bonafede e Stefano Patuanelli. E di Alessandro Di Battista. Idem Leu. “Con una crisi al buio diventa difficile ricostruire la stessa maggioranza con chi ha determinato questa situazione”, osserva Federico Fornaro. Il Pd dopo una riunione tra big ribadisce la sua linea di ferma contrarietà a una crisi al buio. Cosa diversa sarebbe invece una crisi lampo, pilotata. Il segretario dem auspica ancora che la situazione non precipiti: anche perché – dice Nicola Zingaretti – “quando un vaso si rompe è difficile rimettere insieme i pezzi”.

Lascia intravedere qualche spiraglio il vicesegretario Pd Andrea Orlando: “Se Palazzo Chigi e il M5S dicono mai più con Renzi se Iv fa cadere il governo, io dico che in politica non si può mai dire mai”. Renzi annuncia che oggi comunicherà le sue scelte ma al momento non sembra aver alcuna intenzione di ingranare la marcia indietro e appare deciso a dire addio al governo. A maggior ragione dopo che il premier, a suo dire, avrebbe sbarrato la strada al Conte ter. Per l’ex premier lo scenario che si delinea è quello di una conta in Aula. “Non sono stato io a decidere è stato, questa mattina (ieri, ndr), il presidente Conte. Evidentemente ha i numeri per andare avanti. Per me non è un problema. è la democrazia parlamentare”. “Loro – dirà più tardi in serata in tv mentre è in corso il Cdm – hanno già un accordo. Si passa al governo Conte-Mastella”.

Preoccupazione trapela dal Colle. Uno scioglimento anticipato delle Camere non sarebbe auspicabile, in generale e soprattutto ora (in piena pandemia), ecco perché Sergio Mattarella difende la sopravvivenza di un esecutivo che rappresenta un equilibrio che difficilmente potrebbe ritrovarsi in questa legislatura. Le elezioni a giugno restano un’opzione ma sullo sfondo restano anche le ipotesi di un rimpasto corposo, con ministeri di peso a Iv, magari l’ingresso di Renzi al governo, lo spacchettamento di Infrastrutture e Trasporti, e anche un sottosegretario dem alla presidenza. Ma per far questo i leader della maggioranza dovrebbero sedersi al più presto attorno a un tavolo col premier. Forse, però, è già troppo tardi.

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