Per fare un bilancio dei primi (e terzultimi) cento giorni del Governo Gentiloni basta confrontare le promesse fatte durante il suo discorso di insediamento con i fatti degli ultimi tre mesi. Perno del primo annuncio del premier a Palazzo Chigi fu la legge elettorale, che, come disse lui stesso โรจ unโesigenza del nostro sistemaโ. Finora, di elezioni anticipate e novitร su come si andrร a votare non vi รจ traccia. Ma dopo il naufragio immediato del โgoverno di scopoโ per portare il Paese alle urne, non resta che analizzare i passi fatti negli ambiti tanto decantati a dicembre scorso come il lavoro, il Mezzogiorno, il terremoto, Mps, lotta ai previlegi, migranti e G7. Gentiloni allโepoca spiegava che le parole chiave del suo operato sarebbero state โlavoro, sud e giovaniโ e che i voucher non generano certo il โvirus del lavoro neroโ. Ma, oltre al cambio di rotta su questi ultimi, imposto dalla necessitร di eludere il referendum di giugno, sul fronte occupazione il governo ha registrato finora solo un nulla di fatto e un goffo tentativo di mascherare il suo immobilismo con un poโ di dichiarazioni generiche, tutte non supportate da alcuna legge, sulla tutela dei lavoratori. Sul Mezzogiorno il premier si รจ limitato a prolungare al 2017 gli incentivi alle assunzioni contenuti allโinterno del Jobs Act per le regioni del Sud. Anche sul terremoto Gentiloni si รจ limitato a visitare le diciotto casette di legno consegnate ad altrettante famiglie e Norcia, ma di soluzioni concrete per la messa in sicurezza dei territori colpiti non si vede lโombra. Lโombra molto visibile invece รจ quella della mano di Renzi, che si รจ poggiata non tanto sulle spalle degli italiani quanto nei loro portafogli, con lโapprovazione, il 16 febbraio, del decreto salva banche. Il Mef ha messo sul piatto piรน di sei miliardi per coprire il fallimento della Montepaschi. Restano intatti invece i portafogli dei parlamentari, perchรฉ lโannunciata lotta ai โprivilegi inaccettabiliโ quale il vitalizio รจ magicamente scomparsa dallโagenda parlamentare.
Gaffe internazionali –ย Se il fronte nazionale lascia a desiderare, quello internazionale va pure peggio, a partire dalla crisi dei migranti. Le dichiarazioni del premier sullโUe che โdeve insieme farsi carico dellโimpegno sia dellโaccoglienza di chi ha diritto, sia del rimpatrio per chi non ne haโ sembrano echeggiare la solita litania dei nostri esecutivi. Un rantolo di sovranitร sfumato nel nulla, come la promessa fatta a dicembre scorso di affrontare il G7 con lโobiettivo di avere โrelazioni diverse con la Russia perchรฉ รจ sbagliato un ritorno a logiche da guerra fredda che non hanno senso oggiโ. Due mesi dopo Gentiloni ha chiuso le porte a Putin, affermando che da parte della presidenza italiana del G7 non cโรจ alcun invito al presidente a partecipare al vertice di Taorminaโ. Tanto per essere coerenti. Per chiudere il cerchio sul piano internazionale, il 25 gennaio si รจ celebrato il memoriale di Giulio Regeni, ma dopo un anno, di novitร sulla sua morte non cโรจ traccia. Grandi risultati in cento giorni. Non cโรจ dubbio.