Il Governo disinnesca la mina delle frequenze tv. E il Nazareno riprende vita. Alla fine Renzi allenta la pressione. Salta il salasso su Mediaset e Rai

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Magari sarà prematuro dire che il patto del Nazareno può rinascere. Ma alcuni segnali di disgelo tra le parti a questo punto sono innegabili, tanto più se si considera quello che è successo ieri. Il paventato salasso su Mediaset, sullo spinoso tema del pagamento dei canoni delle frequenze televisive, alla fine non c’è stato. Il contesto era quello del percorso parlamentare di conversione del decreto Milleproroghe. Ebbene, nessuna modifica è intervenuta in materia radiotelevisiva. E’ stata approvata solo una riformulazione tecnica di vari emendamenti che non contiene più, come circolato nei giorni scorsi, il ritorno dei canoni sui livelli del 2013 e il passaggio delle competenze su di essi dall’Agcom al governo. Sconti in vista quindi per Mediaset e Rai, che potrebbero pagare di meno l’affitto delle frequenze.

IL QUADRO
A questo punto le posizioni di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi potrebbero anche riavvicinarsi. Certo, c’è ancora qualche mossa di “buona volontà” da compiere. Ma le premesse ci sono tutte. Del resto il blitz sulle frequenze tv, aggiunto alle fibrillazioni che hanno accompagnato l’ascesa di Sergio Mattarella al Colle, era stato considerato da Forza Italia alla stregua di vera e propria provocazione. Ma almeno per il momento questa provocazione è scomparsa. Senza contare che Renzi, anche prima che esplodesse la bomba della riforma delle banche popolari, con corollario di inchieste giudiziarie, aveva deciso di rinviare di 6 mesi l’approvazione del famoso decreto fiscale del 3%. Lo stesso provvedimento che, nell’ormai famoso consiglio dei ministri di gennaio, era stato bollato come un’autentica norma salva-Berlusconi. Sei mesi di tempo in più erano stati letti da alcuni osservatori come il tentativo del presidente del consiglio di mettere alle corde l’ex Cavaliere, convincendolo a non far mancare il suo appoggio per le riforme, Italicum, Senato e Titolo V in primis. Poi però c’è stata un’escalation che forse Renzi non aveva messo in preventivo. Il pasticcio sulle banche popolari, con l’altalena dei titoli che ne è seguita in borsa e i sospetti di plusvalenze anomale, ha inaspettatamente messo in mano a Berlusconi uno strumento di pressione di non poco conto. Tanto più che la Consob, l’autorità di controllo su piazza Affari che sta indagando sulle operazioni sospette insieme alla procura di Roma, è giudata da un ex viseministro dell’economia ed ex senatore dei Forza Italia, ovvero Giuseppe Vegas.

GLI SVILUPPI
Il caso delle banche popolari, poi, si è accompagnato con la “tristemente” memorabile scazzottata in Parlamento in occasione della maratona notturna dedicata all’approvazione della riforma costituzionale. Con tutte le opposizioni che sono uscite dall’aula e con la minoranza Pd che ha creato a Renzi più di qualche grattacapo. A quel punto l’ex sindaco di Firenze si è reso conto che forse tutti i numeri sbandierati fino a poco tempo fa non sono a sua disposizione. Da qui l’atteggiamento più morbido.