Il Governo pone la fiducia, ma è scontro al Senato. Oggi il via libera di Palazzo Madama al decreto Cura Italia. I sovranisti inscenano il solito teatrino contro la blindatura obbligata del testo

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Oggi l’aula del Senato sarà chiamata a votare la fiducia al decreto Cura Italia. Una prima iniezione di 25 miliardi a sostegno del sistema sanitario, dei lavoratori, delle imprese e delle famiglie. Ma non ci sarà un voto bipartisan come, appena un mese fa, c’è stato sia sul primo decreto varato per far fronte all’emergenza sia sullo scostamento dal deficit. La cabina di regia tra maggioranza e opposizione, nonostante le numerose riunioni, si è impantanata. La maggioranza denuncia di aver ricevuto proposte irricevibili e le opposizioni, per tutta risposta, lamentano che le loro richieste non sono state prese in considerazione. La rinuncia a fare ostruzionismo – FI e FdI soprattutto hanno ritirato buona parte dei loro emendamenti – non è stata sufficiente.

A far saltare il banco definitivamente è stata la decisione del governo di mettere la fiducia sul testo. Una scelta fatta per consentire a un parlamento appesantito, nello svolgimento dei lavori, dalle misure di sicurezza anti Covid-19, di approvare in tempi rapidi il provvedimento. “Collaborare significa condividere non informare. Avete criticato Salvini per la frase sui pieni poteri, ma di fatto i pieni poteri se li sta prendendo il premier Conte”, ha detto il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo. “La fiducia posta dal governo è il sigillo politico che chiude il cerchio della mancata volontà di coinvolgere le opposizioni confinate in panchina”, dichiara l’azzurra Anna Maria Bernini. Il suo collega Dario Damiani accusa il governo di utilizzare la fiducia “non per superare l’ostruzionismo che non c’è ma il fuoco amico interno”.

“La scelta del governo di mettere la fiducia è una scelta divisiva che dimostra come Conte, chiuso in una superba autoreferenzialità, rinneghi quell’apertura e confronto più volte promessi”, afferma Galeazzo Bignami di FdI. “E’ caduta la maschera della presunta volontà di condivisione con le opposizioni”, accusa Giorgia Meloni. Il Cura Italia sbarca in aula dopo una maratona in Commissione Bilancio. Diversi emendamenti sono stati trasformati in ordini del giorno, alleggerendone il lavoro. E’ stato approvato all’unanimità l’odg, firmato da tutti i gruppi, sul cosiddetto “scudo” per il personale sanitario impegnato nel contrasto al coronavirus. Sarà un tavolo tecnico allargato a farsi carico della questione.

Dentro il testo hanno trovato posto, nel rush finale, lo stanziamento di 8 milioni di euro per gli straordinari delle forze dell’ordine, il via libera alla possibile richiesta di sospensione della Rc auto, 3 milioni in più per i centri antiviolenza e le case rifugi, la sospensione per sei mesi di “ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare”, la semplificazione dei concorsi pubblici. Il Carroccio lamenta che non sia stato accolto un emendamento che consentiva l’incremento dello stipendio del personale sanitario. “La Lega non faccia propaganda sulla pelle dei medici. Sa benissimo Salvini che i 25 miliardi stanziati nel Cura Italia erano già stati tutti impegnati”, replica il senatore M5S Gianluca Castaldi (nella foto). Insomma per ora lo spirito di solidarietà nazionale si prende una pausa. Se ne riparlerà con il dl Aprile, una maxi manovra che si annuncia dal valore complessivo di circa 60 miliardi, per oltre la metà finanziati dal deficit aggiuntivo che il governo chiederà al Parlamento.

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di Gaetano Pedullà

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