Il Governo punta a vaccinare mezzo milione di italiani al giorno. Ma le dosi non ci sono. Bonaccini: “Il problema non è l’organizzazione. Draghi batta i pugni sul tavolo”

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L’Italia punta a somministrare tra le trecentomila e le cinquecentomila dosi di vaccino anti-Covid al giorno. E’ questo l’obiettivo, pari a ben 19 milioni di vaccinazioni al mese, che l’esecutivo guidato da Mario Draghi intende raggiungere entro aprile. Per fare questo serve un numero notevolmente superiore di dosi, rispetto a quelle che l’Italia ha ottenuto finora (5,8 milioni), e l’arrivo del farmaco Johnson & Johnson, proprio entro aprile, con un accordo che vale 7,5 milioni di dosi nel secondo trimestre del 2021, potrebbe consentire, insieme agli altri 3 vaccini già in uso (Pfizer, Moderna e Astrazeneca), di ingranare la marcia giusta.

“Sui vaccini il problema non è l’organizzazione, noi siamo in grado di fare più di un milione di vaccinati al mese, il problema sono le dosi” ha detto, ieri a Live-Non è la D’Urso, il presidente della Regione Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. “Draghi – ha detto ancora il governatore emiliano – batta i pugni sul tavolo, rispetto all’anno scorso arriverà il bel tempo che è un vaccino naturale e ci aiuterà tanto, ma adesso abbiamo uno strumento: i vaccini”.

“La priorità è garantire subito una dose a tutti i soggetti fragili, ma senza dimenticare la seconda entro quattro mesi per AstraZeneca ed entro due per Pfizer e Moderna” ha detto a La Stampa il  presidente della task force sui vaccini dell’Agenzia europea dei farmaci (Ema), Marco Cavaleri, annunciando che la decisione sull’autorizzazione alla commercializzazione del vaccino di Johnson & Johnson, già autorizzato dall’Fda americana, “arriverà entro metà marzo”.

Cavaleri ha spiegato che il vaccino Johnson & Johnson avrà “un’efficacia del 66 per cento, ma sul campo potrebbe arrivare all’80. “Stanno sperimentando anche la seconda dose nel caso l’immunità finisse troppo presto. I prossimi – ha aggiunto il presidente della task force vaccini dell’Ema – potrebbero essere l’americano Novavax a maggio e il tedesco Curevac a giugno, entrambi promettenti e con due dosi”.

Quanto al russo Sputnik, Cavaleri spiega che “ha inviato dei dati con un’interazione positiva, ma non ancora un dossier completo secondo gli standard dell’Ema”. Riguardo ai cinesi, “per Sinovac ci sono contatti promettenti e se ne valuta l’autorizzazione. Il rapporto con i cinesi è più lineare di quello con i russi, perché comprendono meglio la necessità dell’Ema di verificare le analisi sulla qualità del vaccino”.

Sul fronte della produzione italiana, il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, che nei giorni scorsi ha incontrato il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha confermato che entro fine anno sarà possibile avviare “una produzione italiana o una partecipazione italiana alla produzione dei vaccini”.