Il grido dei malati di Sla: “Non ci rottamate”

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di Leonardo Rafanelli

Uno sciopero della fame e della sete per “autorottamarsi e lasciarsi morire”. Questo avevano minacciato i malati di Sla e di altre malattie gravissime, protestando ieri davanti al Ministero dell’Economia per chiedere al governo di ascoltare la loro voce. Ma alla fine ce l’hanno fatta: l’esecutivo si è impegnato infatti a convocare entro 45 giorni un tavolo interministeriale sul tema, aperto a tutte le associazioni. La decisione è arrivata in tarda mattinata, durante l’incontro tra Mariangela Lamanna, vicepresidente del Comitato 16 novembre (associazione che riunisce malati, familiari e amici), e i sottosegretari Franca Biondelli, Enrico  Zanetti e Vito De Filippo. L’obiettivo della trattativa annunciata, spiega Lamanna, sarà “la realizzazione di un piano nazionale per la non autosufficienza finalizzato alla domiciliarità indiretta”, più un’attenta valutazione dei “riflessi dell’inclusione nell’Isee di provvidenze sociali, assegni di cura e di invalidità”.  Chiariti inoltre i criteri di ripartizione del Fondo nazionale per la non autosufficienza.

Il governo, in sostanza, ha deciso di andare incontro alle richieste dei presidianti, centrate appunto su una riforma del sistema dell’assistenza che permetta ai malati di restare nel loro contesto familiare. Un progetto che nasce da percorsi ed esperienze personali, e che a loro giudizio potrebbe evitare moltissimi sprechi.

Lamanna si è detta soddisfatta della risposta. Ma la protesta era partita in modo assai duro: i malati si erano radunati in presidio davanti all’ingresso principale del Ministero, in via XX Settembre. Come detto, oltre al sit-in avevano avviato uno sciopero della fame e della sete. A loro si erano uniti, scioperando da casa, anche una cinquantina di altri malati impossibilitati a raggiungere Roma per la loro grave condizione. A due pali era stato fissato un manifesto con la foto di Raffaele Pennacchio, affetto da Sla morto lo scorso novembre per un infarto dopo giorni di manifestazioni. Sopra la foto, le parole che lo stesso Pennacchio aveva rivolto ai membri del governo durante un precedente incontro: “Non c’era tempo, non c’è tempo”. Almeno adesso, però, c’è un termine fissato entro il quale la politica dovrà fare qualcosa.

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