Il Lavoro di spending review al ministero è un flop. Pochi accorpamenti di sedi Inps e Inail, i risparmi sono briciole: lo 0,0081% rispetto al previsto

di Carmine Gazzanni
Politica

Il progetto mirava a tagliare le spese, ma alla fine ci si è trovati a spendere fondi pubblici senza ricavarne alcun beneficio concreto. Benvenuti nel mondo (fallimentare) della spending review secondo il ministero del Lavoro di Giuliano Poletti, di chi prima di lui ha guidato il dicastero e degli enti previdenziali.

IL PROGETTO – Il piano, approvato nel 2009, era potenzialmente ottimale: l’idea era quella di creare le cosiddette “case del welfare”, ovvero fare in modo che Inps, Inail e ministero del Lavoro potessero risiedere nelle stesse strutture (almeno per le funzioni compatibili) per ammortizzare i costi di affitto e di personale. Dall’inizio del piano sono passati sette anni e, parola della Corte dei Conti, il progetto è stato un fallimento su tutta la linea. Basti questo: il modello organizzativo pensato, un “sistema flessibile di sinergie e cooperazione tra ministero del Lavoro e gli enti previdenziali dallo stesso vigilato”, “non ha trovato concreta realizzazione”. Basti questo: quante “case del welfare” sono nate nel corso di sette anni? Soltanto una, a Pordenone e per un risparmio, confrontando i vecchi canoni di affitto e quelli attuali, di soli sette mila euro. Era a un passo anche la “casa del welfare” di Imperia, peccato che l’Inail “non ha mantenuto l’impegno di acquistare l’immobile per la realizzazione del progetto avviato”. Insomma un caos cosmico. Tanto che nel 2011, visto lo stallo delle “case”, si pensa a un altro progetto parallelo: creare delle “sedi di sinergia” dove possano convivere nelle sedi Inps o dell’Inail anche le Direzione Territoriali del Lavoro. Com’è andata? Peggio che andar di notte. Per quanto riguarda le sedi Inail, i progetti avviati sono solo undici. Ma bisogna tener conto che, ad esempio, a Novara il contratto non è stato ancora stipulato, esattamente come a Lecco e a Lodi, dove l’Inail ritarda a inviare la documentazione necessaria all’Agenzia del Demanio per consentire il trasferimento della Direzione Territoriale del Lavoro. A conti fatti, dunque, si registra un risparmio solo a Teramo (di 45mila euro), Brescia (di 3mila euro) e Cremona (35mila).

Passiamo, a questo punto, all’Inps. Le sedi di sinergie in immobili di proprietà dell’istituto presieduto da Tito Boeri, ammontano complessivamente a 17, distribuite su 8 Regioni. Ma, scrivono i magistrati contabili, “solo in tre casi riguardanti specificatamente le sedi di Trieste, Gorizia ed Ancona, risulterebbero concluse le relative procedure con la stipula dei contratti”. In altri casi mancano i certificati di agibilità, ma, scrive la Corte, “nella  maggior  parte  dei  casi,  le  procedure  sono  state  archiviate  per  l’intervenuta indisponibilità dei relativi immobili” dato che le stesse procedure “sono rimaste in sospeso, a causa del prolungarsi dei lavori di adeguamento delle sedi”. Insomma, la burocrazia ci sta mettendo (parecchio) del suo nel rallentamento.

RISPARMI MAI RAGGIUNTI – Ma la questione è più ingarbugliata di quanto si possa pensare. Già, perché c’è anche il dato economico. A conti fatti, scrive la Corte, si è giunti a un risparmio di circa 285mila euro. Peccato però che sin dal 2009 i conti erano molto più corposi, dato che – sottolineano i magistrati contabili nelle conclusioni – “le disposizioni richiedevano […] un intervento da parte del Governo, rivolto anche nei confronti degli enti previdenziali, teso a conseguire, in forza di un apposito Piano industriale […], risparmi complessivi per il bilancio dello Stato, nell’arco di un decennio (e dunque fino al 2019, ndr) pari a 3,5 miliardi, comprensivi anche di riduzioni delle spese di personale, attuabili attraverso interventi di razionalizzazione della struttura organizzativa degli enti”. Sono passati sette anni. E il risparmio conseguito è dello 0,0081%.  Briciole, insomma. Ma non basta. Quando si dice che il “Lavoro paga”. Nel vero senso della parola.

Tw: @CarmineGazzanni