Scomparso Altissimo, una vita per l’idea Liberale. Il lascito: la politica nel sangue rimane un punto di riferimento per chi non si rassegna a vivere in un Paese illiberale

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A Renato Altissimo non bastava avere la politica nel sangue. Nelle sue vene correvano un amore incondizionato per i principi liberali e per la vita. Impossibile scindere l’uno dagli altri. Per questo, giovanissimo aveva rinunciato a una promettente carriera nelle imprese di famiglia ed era riuscito a diventare consigliere comunale nella sua Torino. Altissimo in realtà era nato nel 1940 a Portogruaro, in Veneto, ma il legame col Piemonte era diventato profondissimo dopo il trasferimento proprio per seguire le solide attività costruite dal padre.

BUONA POLITICA
Notti insonni, la caccia ai voti quartiere per quartiere, Comune per Comune – come si faceva un tempo – e poco più che ragazzo fa il salto a Roma, alla Camera, dove conferma presto le aspettative di astro nascente del Partito Liberale. Tre volte ministro della Sanità e una volta dell’Industria dal 1979 al 1986, non volle mai rinunciare a nessuno dei suoi ideali. Per questo anche in tempi in cui la politica era paludata Altissimo abbinava l’impegno nelle istituzioni e di partito con le serate di svago al Tartarughino, non curante e anzi divertito di quanto all’epoca sembrasse strano che un politico non vivesse solo del bigottismo e delle continue trame di Palazzo. Poi nel 1993 arrivò Tangentopoli e la beffa di quell’unica condanna per la vicenda Enimont. In quella fase storica era norma che i grandi gruppi industriali sostenessero i partiti e Altissimo dovette ritirare in qualità di segretario nazionale del Pli il contributo della Montedison. Una piccola somma ma una grande beffa, perché quei soldi dati il giorno stesso al partito erano niente rispetto a quanto lo stesso Altissimo cacciava di tasca sua da anni anche per pagare gli stipendi ai dipendenti del Pli. Per questo lasciò l’Italia dividendosi tra Londra e Montecarlo, senza però rinunciare mai a restare un riferimento per i liberali di casa nostra. Solo negli ultimi anni aveva ripreso le fila di un discorso che non voleva abbandonare, stimolando tutti i liberali vecchi e nuovi che incontrava a non rassegnarsi a vivere in un Paese illiberale, come purtroppo troppo spesso è l’Italia. Con le tre adorate figlie accanto e il resto della famiglia Altissimo se n’è andato per una complicanza di quelle sigarette a cui troppo a lungo non volle rinunciare. Chi l’ha conosciuto non ha dubbi: dovunque adesso sia starà già sgomitando per organizzare un nuovo Partito Liberale.

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di Gaetano Pedullà

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